Cammini Emilia Romagna

Evento già trascorso

Monasteri Aperti 19-20 Ottobre 2019

Escursione da Brisighella Santa Maria degli Angeli Eremo di MontePaolo DovadolaChiesa di Santa Maria degli Angeli ex convento Osservanza

Ott
DA
19
Ott
A
19
Diocesi di Faenza - Modigliana

Posti disponibili: 30

L'evento avrà corso solo al raggiungimento del numero di 5 partecipanti

Escursione con visita ai monasteri e pievi , partendo da Brisighella Santa Maria degli Angeli ed arrivo all'eremo di Monte Paolo Dovadola
Dopo aver parcheggiato nell’area adiacente alla stazione, che funge anche da punto di raduno,alle 8,30 di sabato 19 ottobre cammineremo in direzione Fognano, dopo 200 m. circa sulla ...
nostra sinistra vedremo l’ex convento dell’Osservanza. Questa sarà la prima tappa ,ad accoglierci la sig.ra Maria Teresa che sarà la nostra guida all’interno del convento. Vedi scheda convento osservanza .La Visita della durata massima di 2 ore compreso il tempo per foto ricordo e visita all’ex orto del convento, finirà alle ore 11,00, quando partiremo direzione Pieve di San Giovanni in Ottavo dove arriveremo alle ore 11,30. Verremo accolti da una guida turistica locale che ci mostrerà la Pieve e la cripta sottostante, la visita si concluderà alle ore 13,00 circa vedi scheda Pieve Tho. Vicino alla Pieve c’è una stanza dove potremo mangiare il pranzo al sacco, in stile pellegrino.
Per la visita all’ex Convento faremo una offerta ai volontari che utilizzeranno i soldi raccolti per i lavori di manutenzione. Per la Pieve Tho avremo una guida turistica a pagamento.
Ci attende ora una camminata fino a Modigliana, dove potremo dormire presso il convento della Sacra Famiglia,arriveremo nel pomeriggio, qui potremo cenare e dormire presso il convento della Sacra Famiglia, le suore ci mettono a disposizione una cucina ed una sala per cenare, dovremo fare la spesa con spirito pellegrino, ognuno di noi collaborerà per cucinare, fare la spesa oppure pulire. I costi della spesa e del pernotto verranno suddivisi in parti uguali fra i partecipanti. Domenica 20 ottobre, partiremo direzione Eremo di Monte Paolo dove arriveremo nel primo pomeriggio. Prima di lasciare Modigliana ci fermeremo al forno per acquisto panini per il pranzo al sacco. Arrivati all’eremo potremo visitare oltre alla chiesa anche la grotta del Santo . Vedi scheda Eremo di Monte Paolo.
Le giornate ai monasteri si concludono qui. Per tornare a Brisighella dove avete lasciato l’auto ci sarà un pullman a pagamento. Per la guida a Pieve Tho ed il pullman, i costi variano a seconda del numero dei partecipanti.
Come vestirsi e cosa portare: vestiti comodi scarpe da trekking, un cambio, il necessario per l’igiene personale, ciabatte per la sera in camera, oppure scarpe per uscire la sera a Modigliana. Occorre portarsi l’acqua da bere, perché in queste due tappe non ci sono fontane o negozi al di fuori dei centri abitati.
Scheda eremo di Monte Paolo
L'Eremo di Montepaolo é il più importante Santuario antoniano in Emilia Romagna per la memoria che si conserva di Sant'Antonio da Padova, che qui ebbe la sua prima residenza italiana verso il 1221.
L'Eremo-Santuario é situato in posizione isolata a un'altezza di 425 m sulle ridenti colline dovadolesi. Immerso nella natura, Montepaolo é il luogo ideale per ritemprare lo spirito lontano dal traffico e dal rumore.
Di Sant'Antonio il Santuario conserva un'insigne reliquia ex corpore e la "Grotta" dove il Santo si ritirava in preghiera.

Il Santuario é stato ricostruito in stile neo-gotico agli inizi del Novecento, completamente affrescato, vi si conservano numerose opere d'arte moderne e contemporanee.
All'esterno si trovano due percorsi artistici e spirituali: il Sentiero della Speranza con pannelli che rappresentano la vita del Santo e il Viale dei Mosaici dove é raffigurata la storia di Montepaolo.

Nei pressi del Santuario, una caratteristica casa colonica é stata restaurata e attrezzata per la meditazione, la preghiera e lo studio, con una cappella, una biblioteca, una sala per convegni e altre salette e servizi.
Per informazioni: Tel. 0543.934723 - eremo@montepaolo.net
Santuario di Monte Paolo
Situato a 7 Km dal paese il Santuario, risalente all'inizio del XX secolo, é dedicato a Sant'Antonio da Padova che qui sostò in meditazione. Nei pressi del Santuario, seguendo il "sentiero della speranza", si può ammirare la "grotta del Santo", dove il Santo appunto si raccolse in preghiera.
Indirizzo: Via Monte Paolo 34 - Frazione Monte Paolo - Dovadola
Orario apertura feriale: Nel periodo estivo si può accedere al Santuario dalle ore 8 alle ore 12 e dalle ore 14 alle ore 20. Nel periodo invernale si può accedere dalle ore 8 alle ore 12 e dalle ore 14 alle ore 18.
Orario apertura festivo: Nel periodo estivo si può accedere al Santuario dalle ore 8 alle ore 12 e dalle ore 14 alle ore 20. Nel periodo invernale si può accedere dalle ore 8 alle 12 e dalle ore 14 alle ore 18.
Tariffa d'ingresso: Le visite sono gratuite
Telefono: +39.0543.934770
COME RAGGIUNGERLO
Poco prima di entrare a Dovadola, percorrendo la statale 67, svoltare a destra seguendo le indicazioni per Monte Paolo. Il Santuario non presenta né vincoli né barriere architettoniche é quindi accessibile a tutti.
INFORMAZIONI
Sorge a Km 7 dal paese in cima al colle omonimo. Vi sostò in meditazione Sant'Antonio da Padova a cui é dedicato. Il monastero risale all'inizio del XX secolo. Nei pressi dell'eremo si può ammirare la grotta del Santo, dove quest'ultimo si raccolse in preghiera, raggiungibile attraverso il sentiero della speranza. Nell'anno 2000 é stato realizzato nelle vicinanze dell'eremo un percorso arredato di mosaici che ricordano le fasi cruciali delle vita e della predicazione del Santo. All'interno del Santuario si trova la reliquia di Sant'Antonio.

Scheda Convento Osservanza
Ex Convento Osservanza Brisighella

Sandro Bassi - Chi passa per l’ex statale di Brisighella trova, appena dopo la stazione, sulla sinistra andando verso Marradi, la graziosa facciata rosa, con portico che ripara l’ingresso, della chiesa francescana dell’Osservanza. Il luogo appare subito connotato da una strana aura di pace: si lascia il traffico e il rumore, si passa sotto il viale di tigli e si scende di qualche metro sotto la strada grazie a una scalinata incorniciata da vecchi rosmarini. Il sagrato è semplice, acciottolato e muschioso, con due praterelli di qua e di là.
Il portico di ingresso, a tre archi, presenta a sinistra una cappella chiusa con un gruppo di statue in terracotta del «Mutino» (Giuseppe Rosetti), scultore brisighellese di fine Ottocento; all’estremità destra invece un portone consente di accedere al chiostro, ma vi entreremo dopo. La porta principale, al centro, è già emblematica del luogo: interamente in legno di quercia, è povera eppur bellissima, a rosoni su formelle separate da cordoni a treccia. Originale del primo ‘500, è incorniciata da un portale in arenaria con un’iscrizione che ricorda la precisa data di fondazione, 3 ottobre 1518, la dedica a Maria e i nomi dei due finanziatori, Girolamo e Osanna Bacchi Della Lega, ricchi proprietari terrieri brisighellesi. Maria è raffigurata tra Angeli nel bassorilievo della lunetta soprastante, sempre in terracotta nuda a ricordare la sobrietà che caratterizza i Francescani. Tuttavia, l’interno farà eccezione, almeno in parte, e ci stupirà.
GLI INTERNI
Un’unica navata con tre altari a destra e cinque cappelle a sinistra, accoglie il visitatore. Soffitto e pavimenti sono disadorni, ma il resto è tutt’una profusione di statue e stucchi bianchi e dorati che corrono sulle pareti, ndole vibrare, e che conducono lo sguardo verso il magnifico presbiterio di fondo. Questa decorazione, ideologicamente incongrua alla povertà francescana, risale alla piena età barocca (1630-34) e si spiega con due importanti Capitoli (con afflusso di numerosi padri da tutt’Emilia Romagna e Lombardia, cioè dall’antica Provincia minoritica francescana) che resero davvero importante il Convento. Gli autori, abili stuccatori e plasticatori, sono ignoti ma probabilmente forestieri. Del primo ‘600 è anche il monumentale coro in stalli di noce, con leggio girevole al centro a supporto di antifonari, corali e codici che servivano per i canti, anche notturni, dei frati.
Ma è la grande pala di Marco Palmezzano, del 1520, al centro del catino absidale, a catturare ogni sguardo: firmata nel cartiglio sotto l’angelo musicante, raffigura la Madonna e quattro Santi con l’atteggiamento sereno e la luce limpidissima tipici del pittore forlivese. Sono da notare anche le due tavolette sottostanti, con l’Annunciazione, la lunetta superiore con il Padreterno e la grande cornice dorata, originale, disegnata dallo stesso Palmezzano.
Anche nella più frettolosa delle visite non si può trascurare l’affresco di destra, con un Cristo morto sorretto dagli Angeli di autore ignoto, romagnolo o emiliano, del primo ‘600. Deliziosa è infine la piccola tavoletta in ceramica del lato opposto; sottovetro, non può che essere di Angelo Biancini, con le figure allungate, quasi macabre, del suo periodo migliore.
A questo punto chi ha fretta può passare agli altri ambienti ma avendo tempo si consiglia di soffermarsi sulle tante altre opere d’arte presenti in chiesa, con l’aiuto della completa ed economica guida (3 euro) qui in vendita. Spiccano in particolar modo i bassorilievi in ceramica del faentino Pietro Melandri, le varie statue in cartapesta dei Ballanti Graziani e l’intera cappella di Sant’Elisabetta, con decorazione pittorica di Giuseppe Ugonia ed una strepitosa cancellata decò, in ferro battuto, di Eugenio Baldi di Brisighella (incredibilmente delicate le rose!) su disegno di Luigi Parini.
ALTRI AMBIENTI
La sacrestia, con mobili seicenteschi, il refettorio, i piani superiori con biblioteca e ceramiche di Bartoli e Cornacchia che rivelano uno sviluppo dall’originale linguaggio «bianciniano» fino a quello maturo, a figure corpose e riflessi cangianti, sono visitabili con l’accompagnamento dei volontari (vedi sotto). Assolutamente da non perdere è il chiostro, pulitissimo nella sua essenzialità francescana, con quattro olivi, ortensie, gerani, rose e vasca al centro con pesci rossi che impediscono la proliferazione delle zanzare.
Nel caso di mostre comunali (ad esempio quella di Mattia Moreni, aperta fino al 15 settembre nei pomeriggi di sabato e domenica), è possibile accedere ad un secondo chiostro e ad un secondo refettorio, datato 1641 e impreziosito da 18 lunette con affreschi dubitativamente attribuiti (dal grande critico Antonio Corbara) al faentino Marc’Antonio Rocchetti. Raffigurano episodi dell’Antico e Nuovo Testamento, sono stati restaurati vent’anni fa, ma meriterebbero ulteriori studi.
Da quando gli ultimi frati hanno lasciato il Convento (2013), esso è stato affidato in parte al Comune e in parte ad un gruppo di volontari che si prende cura dell’intera custodia e che ha già effettuato notevoli lavori di riordino e restauro. Di norma il complesso è aperto nei fine settimana
Scheda Pieve San Giovanni i Ottavo
PIEVE DI SAN GIOVANNI IN OTTAVO E CRIPTA
La Pieve di San Giovanni in Ottavo (detta Pieve del Tho) si incontra poco oltre un chilometro da Brisighella. E’ la Pieve più antica sorta nella Valle del Lamone.
Le sue origini sono assai remote e la fanno risalire a Galla Placidia, figlia di Teodosio, che l’avrebbe fatta erigere con i resti di un tempio dedicato a Giove Ammone. L’epoca della sua costruzione è ignota, probabilmente sorse tra l’VIII e il X secolo.

È detta “in ottavo” perché collocata all‘ottavo miglio della strada romana (“Via Faventina”, indicata nella Tavola Peutingeriana) che congiungeva Faenza con l’Etruria.
Suggestivo tempio in stile romanico, a pianta basilicale, a tre navate, divise da archi che poggiano sopra undici colonne di marmo grigio e una di Verona, moIto diverse fra loro come spessore e larghezza (forse di materiale di reimpiego di un antico preesistente tempio dedicato – come già accennato – al dio Giove Ammone). I muri della navata centrale, all’esterno, presentano pregevoli decorazioni di archetti e di lesene, poste fra le monofore. Un miliare romano con iscrizione dedicata ai quattro imperatori della decadenza (anni 376-378), una lastra, ora pallotto dell’altare centrale (VIII-IX sec.) lapide funeraria in ceramica (XVII sec.), affreschi dei secoli XIV-XVI, capitello corinzio (acquasantiera) del primo secolo d.c., testimoniano l’antichità di questa “Chiesa-Madre” della valle del Lamone.
Orari di apertura:
Dal 15 aprile al 15 ottobre: domenica e festivi dalle 15,00 alle 18,00
Dal 16 ottobre al 14 aprile: domenica e festivi dalle 14,30 alle 16,30

réduire

Santa Maria degli Angeli ex monastero Osservanza
Ex Convento Osservanza Brisighella

Sandro Bassi - Chi passa per l’ex statale di Brisighella trova, appena dopo la stazione, sulla sinistra andando verso Marradi, la graziosa facciata rosa, con portico che ripara l’ingresso, della chiesa francescana dell’Osservanza. Il luogo appare subito connotato da una strana aura di pace: si lascia ...
il traffico e il rumore, si passa sotto il viale di tigli e si scende di qualche metro sotto la strada grazie a una scalinata incorniciata da vecchi rosmarini. Il sagrato è semplice, acciottolato e muschioso, con due praterelli di qua e di là.
Il portico di ingresso, a tre archi, presenta a sinistra una cappella chiusa con un gruppo di statue in terracotta del «Mutino» (Giuseppe Rosetti), scultore brisighellese di fine Ottocento; all’estremità destra invece un portone consente di accedere al chiostro, ma vi entreremo dopo. La porta principale, al centro, è già emblematica del luogo: interamente in legno di quercia, è povera eppur bellissima, a rosoni su formelle separate da cordoni a treccia. Originale del primo ‘500, è incorniciata da un portale in arenaria con un’iscrizione che ricorda la precisa data di fondazione, 3 ottobre 1518, la dedica a Maria e i nomi dei due finanziatori, Girolamo e Osanna Bacchi Della Lega, ricchi proprietari terrieri brisighellesi. Maria è raffigurata tra Angeli nel bassorilievo della lunetta soprastante, sempre in terracotta nuda a ricordare la sobrietà che caratterizza i Francescani. Tuttavia, l’interno farà eccezione, almeno in parte, e ci stupirà.
GLI INTERNI
Un’unica navata con tre altari a destra e cinque cappelle a sinistra, accoglie il visitatore. Soffitto e pavimenti sono disadorni, ma il resto è tutt’una profusione di statue e stucchi bianchi e dorati che corrono sulle pareti, ndole vibrare, e che conducono lo sguardo verso il magnifico presbiterio di fondo. Questa decorazione, ideologicamente incongrua alla povertà francescana, risale alla piena età barocca (1630-34) e si spiega con due importanti Capitoli (con afflusso di numerosi padri da tutt’Emilia Romagna e Lombardia, cioè dall’antica Provincia minoritica francescana) che resero davvero importante il Convento. Gli autori, abili stuccatori e plasticatori, sono ignoti ma probabilmente forestieri. Del primo ‘600 è anche il monumentale coro in stalli di noce, con leggio girevole al centro a supporto di antifonari, corali e codici che servivano per i canti, anche notturni, dei frati.
Ma è la grande pala di Marco Palmezzano, del 1520, al centro del catino absidale, a catturare ogni sguardo: firmata nel cartiglio sotto l’angelo musicante, raffigura la Madonna e quattro Santi con l’atteggiamento sereno e la luce limpidissima tipici del pittore forlivese. Sono da notare anche le due tavolette sottostanti, con l’Annunciazione, la lunetta superiore con il Padreterno e la grande cornice dorata, originale, disegnata dallo stesso Palmezzano.
Anche nella più frettolosa delle visite non si può trascurare l’affresco di destra, con un Cristo morto sorretto dagli Angeli di autore ignoto, romagnolo o emiliano, del primo ‘600. Deliziosa è infine la piccola tavoletta in ceramica del lato opposto; sottovetro, non può che essere di Angelo Biancini, con le figure allungate, quasi macabre, del suo periodo migliore.
A questo punto chi ha fretta può passare agli altri ambienti ma avendo tempo si consiglia di soffermarsi sulle tante altre opere d’arte presenti in chiesa, con l’aiuto della completa ed economica guida (3 euro) qui in vendita. Spiccano in particolar modo i bassorilievi in ceramica del faentino Pietro Melandri, le varie statue in cartapesta dei Ballanti Graziani e l’intera cappella di Sant’Elisabetta, con decorazione pittorica di Giuseppe Ugonia ed una strepitosa cancellata decò, in ferro battuto, di Eugenio Baldi di Brisighella (incredibilmente delicate le rose!) su disegno di Luigi Parini.
ALTRI AMBIENTI
La sacrestia, con mobili seicenteschi, il refettorio, i piani superiori con biblioteca e ceramiche di Bartoli e Cornacchia che rivelano uno sviluppo dall’originale linguaggio «bianciniano» fino a quello maturo, a figure corpose e riflessi cangianti, sono visitabili con l’accompagnamento dei volontari (vedi sotto). Assolutamente da non perdere è il chiostro, pulitissimo nella sua essenzialità francescana, con quattro olivi, ortensie, gerani, rose e vasca al centro con pesci rossi che impediscono la proliferazione delle zanzare.
Nel caso di mostre comunali (ad esempio quella di Mattia Moreni, aperta fino al 15 settembre nei pomeriggi di sabato e domenica), è possibile accedere ad un secondo chiostro e ad un secondo refettorio, datato 1641 e impreziosito da 18 lunette con affreschi dubitativamente attribuiti (dal grande critico Antonio Corbara) al faentino Marc’Antonio Rocchetti. Raffigurano episodi dell’Antico e Nuovo Testamento, sono stati restaurati vent’anni fa, ma meriterebbero ulteriori studi.
Da quando gli ultimi frati hanno lasciato il Convento (2013), esso è stato affidato in parte al Comune e in parte ad un gruppo di volontari che si prende cura dell’intera custodia e che ha già effettuato notevoli lavori di riordino e restauro. Di norma il complesso è aperto nei fine settimana

réduire

Santa Maria degli Angeli - Tourer.it - anonimo

INDIRIZZO

via F.lli Cardinali Cicognani 37

brisighella (RA)

Visualizza su google maps

INGRESSO Gratuito

offerta libera gratuito

Visita Guidata

Ott
19
alle 09:00

INFO E BIGLIETTI

Iat Brisighella proloco
Tel. 3356646192
via Naldi 1, Brisighella, Brisighella (RA)
Per informazioni contattare: Albonetti Luciano