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La Bisaccia del viandante

foto di Living Ravenna -  sezione Bisaccia del viandante - Via Romea Germanica

Bisaccia del viandante

Dalle specialità casearie alle produzioni di qualità e tradizionali, ai vini Doc e Docg che si possono assaggiare lungo il cammino.
Alla scoperta del ...
del tesoro enogastronomico dell’Emilia-Romagna.
Un progetto per la valorizzazione e promozione delle produzioni tipiche e di qualità lungo i Cammini sviluppato in accordo con l’Assessorato regionale all’Agricoltura.

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foto di winefoodemiliaromagna.com -  sezione Prodotti DOP e IGP - Via Romea Germanica

Prodotti DOP e IGP

Scopri i magnifici 44 prodotti DOP e IGP che caratterizzano le produzioni agrolimentari di qualità della Regione Emilia-Romagna. 
Coppia Ferrarese IGP, Salama da Sugo IGP, ...
, Cappellacci di Zucca ferraresi IGP, Pampapato Pampepato di Ferrara IGP. Pera dell’Emilia-Romagna IGP, Vitellone Bianco dell’Appennino centrale IGP, Scalogno di Romagna IGP, Piadina Romagnola IGP, Pesche nettarine di Romagna IGP, Olio Extra Vergine delle Olive Colline di Romagna DOP,Formaggio di Fossa di Sogliano DOP, Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, Squaquerone di Romagna IGP, Piadina Romagnola IGP, Scalogno di Romagna IGP.

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Strutture Produttive

Apicultura Facciani
Via Crocesanta - Podere Sega - Casa Alveare 35/C
+39 0543903739 +39 0543903739
Produzione e vendita miele biologico, miele e derivati
Apicultura Primitivo
Via Molino Mazzoli 72
+39 0543911400 +39 0543911400
Produzione e vendita miele, propoli, pappa reale, integratori alimentari ed altri prodotti apistici
Cantina Rapatà
Via del Sale, 3
+39 0544 576278 +39 0544 576278
Produzione, vendita, degustazione Vino e Visite guidate
BISSONI RAFFAELLA ALESSANDRA
Via Colecchio, 280
0543 460382 0543 460382
produzione di vini di qualità DOCG e DOC
CAMPODELSOLE SOC. AGR.
Via Cellaimo, 850
0543 444562 0543 444562
azienda vitivinicola: produzione e vendita
CELLI
Viale Carducci 5
0543 445183 0543 445183
azienda vitivinicola: produzione e vendita
GIOVANNA MADONIA AZ. AGR.
Via Dè Capuccini, 130
0543 444361 0543 444361
Produzione vitivinicola Sangiovese e Albana
TENUTA LA VIOLA
Via Colombarone, 888
0543 445496 0543 445496
Produzione vitivinicola
PODERI DAL NESPOLI SRL
Villa Rossi, 50
0543 989911 0543 989911
Produzione vitivinicola
GUIDO MARINO MATTEUCCI
Via Minarda, 2
0543 476147 0543 476147
Produzione vitivinicola Sangiovese, Albana, Cabernet Sauvignon
Gennari Roberto
Bergamini Roda 40
338-8901502 338-8901502
L’azienda produce frutta, ortaggi di stagione e uve nel Comune di Portomaggiore, nelle terre dell’antica proprietà della Deliza del Verginese, ...
residenza estiva degli Estensi. Dalle uve prodotte nelle vene della sabbia nasce un vino Fortana di clone Cab1, che viene imbottigliato con il marchio “Il Verginese”.

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Mariotti
Rosa Bardelli 10
0532-804134 0532-804134
Negli anni ‘80 promuove il riconoscimento della Doc Bosco Eliceo, ottenuta nel 1989. Il cuore dell’azienda è la “Duna della ...
Puia”, vigneto piantato “franco di piede” nel 1954 in località San Giuseppe di Comacchio.

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Coop. Agr. Braccianti Giulio Bellini - Tenuta Garusola
Garusola 3
0532-806092 0532-806092
La tenuta fa parte della coop. Giulio Bellini, grande gruppo agroalimentare con diversi marchi e 3.000 ettari di terreni coltivati.
Bissoni
Colecchio 280
0543-460382 0543-460382
L’azienda nasce nel 1989 acquistando Podere Colecchio, da 1000 anni della Curia di Bertinoro, 5 ettari vitati a sangiovese e ...
albana. La coltivazione è di tipo “naturale”, senza uso di concimi chimici, diserbanti, dissecanti e insetticidi.

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Campodelsole
Cellaimo 850
0543-444562 0543-444562
La Campodelsole, vicino a Bertinoro, si integra perfettamente nel territorio, producendo, con l’utilizzo di una avveniristica cantina, vini capaci di ...
i esprimere le potenzialità della propria terra.

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Celli
Carducci 5
0543-445183 0543-445183
Nata nel 1963, dal 1985 rinnova gli impianti e ricerca qualità e tipicità dei vini prodotti. Seleziona le uve di ...
29 ettari di vigneto delle aree più vocate di Bertinoro, dove sono coltivati albana, sangiovese, pagadebit, chardonnay, cabernet e cagnina.

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Colombina
Trò Meldola 1541
0543-460658 0543-460658
Nata nel 1960, l’azienda è ai piedi della collina bertinorese. I 16 ettari di vigneti sono coltivati con criteri moderni ...
che riducono la produzione di uva per ceppo. L’azienda produce tutti i vini Doc e Docg della zona.

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Giovanna Madonia
De’ Cappuccini 130
0543-444361 0543-444361
L’azienda ha 12 ettari vitati coltivati con sangiovese, albana e merlot sulla collina di Montemaggio. Nella settecentesca cantina sotterranea della ...
villa padronale, moderne tecnologie dell’acciaio sposano le antiche tradizioni del legno.

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Tenuta Diavoletto
Via Tombetta 2541
331-4286558 331-4286558
Sulla dolce collina di Bertinoro che guarda il mare, l’azienda è gestita dalla famiglia Girardi. L’origine altoatesina e l’amore per ...
la Romagna creano un connubio originale e rispettoso della natura.

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Tenuta La Viola
Colombarone 888
0543-445496 0543-445496
L’azienda, nata nel 1998, si trova sulle colline di Bertinoro a 100 metri sul livello del mare. La famiglia Gabellini ...
cura direttamente 7 ettari di vigneto che si estendono su terreni argillosi e calcarei. La produzione deriva da coltivazioni biologiche.

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Zaccarini Andrea
Cagnano 391
329-5463721 329-5463721
L’azienda nasce nel 2000, quando Andrea da cuoco decide di imparare il mestiere di viticultore. Nel 2006 il primo vino, ...
Indaco, creato con le migliori uve aziendali d’annata. Sono coltivati prevalentemente sangiovese, trebbiano, albana e pagadebit.

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Giovanna Missiroli
Andrea Costa 39/41
0543-989660 0543-989660
L’azienda è stata fondata nel 1967 a Cusercoli, ma la sua storia risale all’antenato Annibale Bernabei, uomo di grande tempra ...
e cultura. Gli 11 ettari di vigneti, destinati alla produzione di Sangiovese Doc Superiore, sono sul colle del Farneto, tra i castelli di Cusercoli e di Giaggiolo.

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Poderi dal Nespoli
Villa Rossi 50
0543-989911 0543-989911
L’azienda, nata nel 1929, incarna la storia di giovani imprenditori legati al proprio territorio per dare vini tipici di qualità. ...
Su terreni franco-limosi-argillosi sono coltivati sangiovese, merlot, albana, trebbiano e bombino.

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Cantina Forlì Predappio
Due Ponti 13
0543-477211 0543-477211
La Cantina di Forlì Predappio, dal 1908, ha una lunga tradizione vitivinicola e oltre 2200 soci conferenti con 3.400 ettari ...
vitati. Una viticoltura di qualità e tecnologie moderne sono alla base di vini di largo consumo e prodotti di eccellenza. Ha un punto vendita in centro a Forlì, in via Plauto 32.

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Country Resort Tenuta de’ Stefenelli
D. Bolognesi 19
333-2182466 333-2182466
L’azienda ha 10 ettari vitati con vari cloni di sangiovese e chardonnay, merlot, cabernet franc, bombino bianco, pinot bianco e ...
riesling renano.

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Due Tigli
Seganti 73/p
0543-473300 0543-473300
La società fa riferimento a una base di 5.000 viticoltori romagnoli. La linea Romandiola è la migliore selezione dell’azienda di ...
i vini di qualità tipici del territorio, esclusivi per il canale Horeca.

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Guido Guarini Matteucci
Minarda 2
0543-476147 0543-476147
Le aziende sono tre: due dedite alla coltivazione di vite e ulivo, nella terza si trova la villa padronale del ...
‘700, una cantina attrezzata e un punto vendita.

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I Sabbioni
Viale Bologna 286/A
0543-755711 0543-755711
L’azienda, situata a Forlì, sul confine della sottozona Oriolo, fonda le sue radici in scelte agronomiche ortodosse, tra le quali ...
la coltivazione del monovitigno sangiovese.

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La Pistona
Corso Diaz 36
348-5314787 348-5314787
L’azienda conduce due tenute, una in Veneto (Montebelluna, Tv) e una sulle colline di Modigliana, dove sono presenti vigneti di ...
i sangiovese, cabernet sauvignon, merlot, chardonnay e trebbiano della fiamma.

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Tenuta Valli
delle Caminate 38
0545-24393 0545-24393
Il marchio Valli venne rilevato dalla famiglia Polgrossi che da decenni porta avanti la tenuta sulle colline sopra Predappio. Oltre ...
ai 30 ettari di vigneti a coltivazione biologica, l’azienda alleva bestiame di razza romagnola.

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Tenuta Villa Rovere
Via Persiani 61
0541-906090 0541-906090
La Tenuta Villa Rovere sorge ai piedi di Terra del Sole, sull’antica via che da Forlì porta a Firenze. La ...
vigna si estende su sei ettari, è racchiusa in un clos naturale e isolata dalla circostante vegetazione da corsi d’acqua e filari di alberi.

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Vini del Vicariato
San Martino 6
0543-28610 0543-28610
La società agricola è nata per valorizzare i 50 ettari di terreni vocati al sangiovese sulle colline di Bertinoro, Castrocaro-Terra ...
del Sole, Forlì-Vecchiazzano. La vinificazione avviene nei moderni impianti de La Pandolfa, a Predappio.

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Tenuta Pertinello
Arpineto 2
0543-983156 0543-983156
La tenuta si estende per 35 ettati sulle colline che dominano la Valle del Bidente. Gli 12 ettari vitati a ...
sangiovese e albana crescono a 300 metri s.l.m. in un territorio sassoso, calcareo e argilloso e da ottobre 2012 sono in conversione al biologico.

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Tenuta Piccolo Brunelli
Strada San Zeno 1
346-8020206 346-8020206
Da quattro generazioni la famiglia Piccolo Brunelli è proprietaria dell’antica tenuta citata in più documenti di epoca medievale. In 20 ...
ettari di vigna sono coltivati sangiovese e alcuni vitigni internazionali.

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Podere I Biagi
Strada della Collina 12
0543-490404 0543-490404
L’azienda sorge a Scardavilla, sulle colline meldolesi, a 150 m.s.l.m. Su 3 ettari di terreni ferrosi esposti a est coltiva ...
a sangiovese, trebbiano, merlot, cabernet e albana.

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Rocca le Caminate
Strada Rocca delle Caminate 15/a
0543-493482 0543-493482
L’azienda, nata nel 2000, si trova a Vignano, sulle colline di Meldola. Grazie all’ottima esposizione dei terreni a sud est, ...
alla cura dei vigneti e a una vinificazione meticolosa, produce un sangiovese di alta qualità.

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La Pandolfa
Pandolfa 35
0543-940073 0543-940073
Tenuta Pandolfa fu acquistata dai marchesi Albicini nel 1941 e si estende per circa 140 ettari sul versante nord est ...
del torrente Rabbi in località Fiumana di Predappio. I vigneti in eta’ compresa tra i 6 e i 30 anni hanno densità comprese tra i 4000 e i 5000 piante per ettaro,tutte allevate a cordone permanente. Negli ultimi anni la ristrutturazione della struttura produttiva ha privilegiato i vitigni autoctoni ed una tecnica culturale conservativa e attenta alla fertilità dei suoli. La villa e la cantina completano uno dei compendi piu’ belli della regione.

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La Fornace
Fornace 42
0543-923150 0543-923150
Nata nel 2005, l’azienda sorge sul luogo dove, tra il ‘700 e l’800 si ergeva l’antica fornace. I suoi 3 ...
ettari vitati si trovano sulle colline argillose di Predappio, vocate fin dal Medioevo al sangiovese. L’azienda coltiva anche albana e cabernet per produzioni di nicchia.

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Agricola Gambi
Via Mario Montanari 25
0544-400798 0544-400798
L’Azienda Gambi svolge la propria attività agricola nel territorio ravennate da quattro generazioni. Gli impianti rispondono ai criteri dettati dalla ...
moderna viticoltura, attenta ai costi, alla meccanizzazione, al ridotto impatto ambientale e alla ricerca della qualità del prodotto.

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Azienda Agricola Sbarzaglia Luca
San Giuseppe 8
0544-499205 0544-499205
L’azienda ha 16 ettari vitati in cui coltiva vitigni internazionali e autoctoni tra cui l’Uva del Tundè: le ricerche e ...
sperimentazioni a livello regionale su questo antico vitigno recuperato sono state eseguite all’interno dell’azienda.

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Cantina Rapatà
del Sale 82
0544-576278 0544-576278
Nata nel 2005, la cantina coltiva principalmente merlot e cabernet sauvignon su due ettari di terreno limosi e argillosi situati ...
i nella pianura ravennate.

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Pettyrosso
A. Costa 16
348-5253433 348-5253433
Nata nel 2008, la società agricola Pettyrosso si trova a Voghiera, dove coltiva su un ettaro di terreno argilloso il ...
vitigno tocai/friulano. Il deposito vino è presso un magazzino in restaurazione.

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Museo della bonifica
Via Saiarino, laterale di via Cardinala
0532-808058 0532-808058
In Provincia di Ferrara, nel comune di Argenta, in un territorio racchiuso tra Reno e Sillaro, all’interno dell’area del Parco ...
del Delta del Po e nell’ambito dell’Ecomuseo di Argenta, sorgono due musei che, da angolazioni diverse, raccontano il rapporto secolare fra le attività dell’uomo e il sistema delle acque. Nel Museo della bonifica di Campotto, a pochi chilometri dall’abitato di Argenta e all’interno dello stabilimento idrovoro gestito dal Consorzio della Bonifica Renana, si può ripercorrere la storia degli interventi e delle tecniche utilizzati per la difesa del territorio e il governo delle acque. Il museo accosta gli strumenti di archeologia industriale, come le attrezzature per gli scavi delle opere di bonifica, ad apparecchiature più moderne, tra cui la spettacolare “sala delle pompe” con possenti idrovore, tuttora funzionanti.

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Museo delle valli
Via Cardinala
0532-808058 0532-808058
In Provincia di Ferrara, nel comune di Argenta, in un territorio racchiuso tra Reno e Sillaro, all’interno dell’area del Parco ...
del Delta del Po e nell’ambito dell’Ecomuseo di Argenta, sorgono due musei che, da angolazioni diverse, raccontano il rapporto secolare fra le attività dell’uomo e il sistema delle acque. A pochi chilometri, ospitato nel casino di Campotto, una casa colonica del ‘700, incontriamo il Museo delle Valli che funziona anche come centro-visite dell’Ecomuseo di Argenta. Il museo documenta, attraverso un moderno allestimento, i quattro habitat dominanti del paesaggio naturale vallivo: lamineto, canneto, bosco igrofilo e prato umido. Nelle diverse sale, oltre alle indicazioni naturalistiche, il museo approfondisce anche le tematiche relative ai mestieri artigianali del posto: pescatore e vallarolo, impagliatore di sedie, scariolante.

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Casa Artusi
Via Costa, 25/27
0543-743138 0543-743138
Al Comune della cittadina romagnola che gli diede i natali, il famoso Pellegrino lasciò i propri beni. Uno splendido complesso ...
fa rivivere i suoi insegnamenti sempre attuali. A Casa Artusi, la gastronomia si fa cultura Situata all’interno dell’isolato della chiesa dei Servi di Forlimpopoli, Casa Artusi è il primo centro di cultura gastronomica dedicato alla cucina domestica italiana. La storia di Casa Artusi affonda le radici nel Medioevo quando si presentava come un convento con annessa chiesa. Le costruzioni che oggi la compongono sono il risultato di una serie di trasformazioni che ne hanno cambiato l’aspetto nel corso dei secoli: il progetto attuale nasce dalla volontà dell’amministrazione comunale di valorizzare il suo più illustre concittadino, Pellegrino Artusi, riconosciuto da tutti come il padre della cucina italiana. Il suo libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene è presente in quasi tutte le case del nostro Paese; tradotto in tante lingue, è divenuto una delle pubblicazioni italiane più diffuse nel mondo. Nonostante sia stato scritto più di un secolo fa, è ancora un testo interessante, sia dal punto di vista storico-letterario, che culinario. Nel cercare di conciliare le esigenze di gusto con quelle di salute, con il famoso principio “non mangiare oltre il bisogno”, il libro tratta temi particolarmente attuali: cucina semplice e sostanzialmente legata al territorio, ricerca di materie prime di qualità e rispetto dell’ambiente. Gli spazi di Casa Artusi si snodano attraverso un percorso legato al cibo, che rappresenta un continuum ideale: la biblioteca civica e quella artusiana, la biblioteca personale di Pellegrino, il ristorante artusiano, la scuola di cucina, lo spazio eventi e le sale di degustazione vini. "La scienza in cucina e l'arte di magiare bene" Quello tra Pellegrino e Forlimpopoli è un rapporto controverso, che si interruppe temporaneamente il 25 gennaio 1851, quando fu vittima dell’assalto del Passatore, il famoso brigante “cortese” della Romagna; aggredito e derubato, si trasferì con la sua famiglia a Firenze,dove riprese l’attività di commerciante. Grazie al successo ottenuto, Pellegrino inizia a dedicarsi a tempo pieno alle sue passioni: la letteratura e la gastronomia. Nel 1891 pubblica a proprie spese “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, manuale di cucina e raccolta di ricette, frutto della conoscenza acquisita in numerosi viaggi nel nord e centro Italia e delle sperimentazioni fatte dai cuochi di casa sua, Francesco Ruffilli e Marietta Sabatini. Il libro in poco tempo raggiunge un’enorme popolarità, testimoniata dalle quattordici edizioni stampate fino alla morte di Artusi, avvenuta a Firenze nel 1911. Proprio nell’ultimo anno di vita, a testimonianza del profondo amore che lo univa alla città natale, Pellegrino riallaccia i rapporti con Forlimpopoli: nel testamento viene indicato come erede unico dei suoi beni, salvo pochi lasciti, proprio il Comune. Nella splendida struttura appena restaurata si possono ammirare lo studio dell’Artusi, la sua scrivania e la biblioteca personale. In questa casa ogni spazio vuole evocare la buona accoglienza e il gusto delicato di un padrone di casa che ha lasciato le sue istruzioni e un buon nome a parlare in sua vece. Tra biblioteche e ristorante… il cibo trionfa Casa Artusi è il primo “museo vivo” della cucina, aperto a cuochi, dilettanti, gastronomi, buongustai, bambini, insomma a tutti coloro che amano ancora indossare un grembiule, sedersi a tavola e starci bene: è la casa dell’appetito. All’interno del museo, un percorso multimediale permette ai visitatori di creare il proprio menù ideale, ovviamente in chiave artusiana. Anche il ristorante è fedele ai concetti espressi dal padrone di casa, quindi privilegia la cucina tradizionale domestica, a partire dalla scelta dei prodotti che devono essere di qualità, ma anche freschi, stagionali e territoriali. Le ricette derivano dal recupero delle tradizioni gastronomiche popolari: la pasta fresca, cioè la sfoglia tirata con il matterello, è protagonista della ristorazione, così come la cucina romagnola. La scuola è finalizzata alla valorizzazione del patrimonio enogastronomico nazionale e dei prodotti del territorio, alla conoscenza dei comportamenti, dei riti e delle tecniche di preparazione del cibo. Si organizzano anche corsi di specializzazione, master, iniziative di educazione al gusto per studenti e di formazione professionale per docenti. A sottolineare lo stretto connubio cibo-cultura-territorio, Casa Artusi ospita diverse biblioteche: la Biblioteca civica, che porta il nome dello stesso Artusi perché nata in virtù di una clausola testamentaria, dove si stabiliva che i volumi lasciati in eredità al Comune dovevano servire come “fondamento e principio alla formazione di una pubblica biblioteca da istituirsi a Forlimpopoli”; la Collezione artusiana, (archivio e libreria, tutte le edizioni de La scienza in cucina e la letteratura sull’Artusi); la Raccolta di gastronomia italiana (collezione storica e moderna di libri, riviste,documenti multimediali di argomento gastronomico). Nella biblioteca sono state realizzate numerose postazioni internet a disposizione di studiosi, ricercatori, ma anche semplici cultori, appassionati e curiosi. Infine, nei locali dello spazio eventi, l’Artusi rivive attraverso uno speciale allestimento realizzato con tecniche multimediali e pannelli informativi su cristallo e metallo. Qui si organizzano conferenze, seminari, presentazione di libri, che hanno naturalmente per protagonista il cibo, anche attraverso molteplici discipline artistiche (teatro, cinema, pittura, musica).

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Museo etnografico romagnolo Benedetto Pergoli
Corso della Repubblica, 72
0543-712606 0543-712606
Inaugurato ufficialmente nel 1922, il Pergoli è tra i più antichi musei italiani nel campo della cultura materiale. Venne allestito ...
o grazie ad un evento che animò la cittadina del capoluogo provinciale nella primavera del 1921: le Esposizioni romagnole riunite. In tale occasione Aldo Spallicci, Emilio Rosetti e Benedetto Pergoli realizzarono la “Mostra etnografica romagnola”, che costituì la base di partenza del museo. Testimonianze della mostra si trovano già all’ingresso, dove è conservata la locandina dell’evento, raffigurante una donna che solleva al cielo una cavêja romagnola, simbolo del legame forte con la vita rurale dell’epoca. Gli organizzatori scrivevano: “In chi ha ideato questa mostra è la persuasione che non solo vi sia una realtà etnica romagnola ben definita, ma che se ne possa trovare i documenti da esporre”. Fu quindi con l’intento di contribuire alla scienza etnografica, che furono raccolti oggetti, testimonianze e fotografie dei mestieri, della vita e del folclore romagnolo. Grande risonanza all’evento fu data anche da “La Piê”, la rivista d’illustrazione romagnola - ancora oggi pubblicata - fondata da Aldo Spallicci nel 1920, volta agli studi locali e alla ricerca poetica e culturale, al recupero del dialetto e delle tradizioni popolari romagnole. Nel 1933 fu chiusa dal regime fascista, che perseguiva una politica antiregionalistica, e poté riaprire solo dopo la seconda guerra mondiale. Dal 1964 al 2004, per ottenere un’esposizione fruibile dell’amplissima raccolta di oggetti, il museo etnografico romagnolo era stato allestito in due sedi: parte della collezione, in particolare macchine e attrezzi agricoli di grandi dimensioni, alloggiava infatti a palazzo Gaddi, in corso Garibaldi. A seguito dell’inizio dei lavori di restauro, tali oggetti sono stati collocati in un deposito sito a Villafranca, oggi visitabile solo previo appuntamento. Il percorso museale è articolato e consente di rivivere con immediatezza l’emozione di immergersi negli ambienti del passato: si snoda tra successivi corridoi e sale con allestimenti tematici, dove sono ricostruiti vari ambienti domestici della tipica casa contadina, tra cui la cucina, il tinello e le camere da letto, ricchi di una significativa collezione di mobili e ceramiche. Il pezzo forte di questa parte del museo è costituito da una ricostruzione particolarmente suggestiva dell’osteria romagnola e della cantina. I mobili in esposizione risalgono alla fine del ’600, al ’700 e all’800. Particolare è, ad esempio, una credenza situata nella sala adibita a cucina, completamente incatramata per essere meglio conservata nel tempo. Tra gli arredi figura l’interessante serie pittorica dell’artista cesenate Giordano Severi, dedicata alle rocche e ai castelli di Romagna (1928-30). La parte più tipica del museo è quella che racconta la vita delle botteghe artigiane del passato, con l’esposizione di strumenti di lavoro tipici dei mestieri tradizionali, come lo stampatore di tessuti a ruggine, il vasaio, il fabbro, il liutaio e il ciabattino. Un’altra particolarità è la collezione di cavêje, a due o tre coppie di anelle, con una gran varietà di disegni che riproducono, ad esempio, stemmi o croci di Malta, e di coperte da buoi, tessute al telaio e stampate a ruggine nelle tipiche colorazioni e disegni locali. La razza bovina autoctona è la “Romagnola”, di grandi dimensioni e dal mantello bianco, utilizzata in passato per il lavoro dei campi e più recentemente selezionata per la produzione di carne Igp di Vitellone bianco dell’Appennino centrale. Le coperte da buoi, e più in generale le tele stampate romagnole, sono strettamente legate alla cultura rurale: alla fine dell’Ottocento venivano utilizzate per abbellire il bestiame durante le fiere, poi vennero impiegate anche per usi domestici. I motivi decorativi sono molto vari: dalle icone dei Santi (primo fra tutti S. Antonio), con funzione protettiva e di buon auspicio, a trame geometriche o floreali, dal toro infuriato al bue tranquillo, per ricordarci che l’arte popolare ha sempre avuto un posto privilegiato nella storia romagnola.

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Museo del pane Mulino sul Po
345-2424193 345-2424193
A Ro sorge una fedele riscostruzione di un mulino ad acqua come quelli di un tempo. Da qui si può ...
partire alla scoperta del territorio e gustare la famosa “coppia”. Il vecchio pane ferrarese che nasce sulla riva del Po Il Museo del pane “Mulino sul Po” diffonde la cultura del tipico pane ferrarese, attraverso la fedele ricostruzione di un caratteristico mulino, simile a quello descritto da Riccardo Bacchelli nel suo celebre romanzo. Per conoscere il fiume ed i mugnai Riccardo Bacchelli, autore del romanzo “Il Mulino del Po”, era solito fermarsi per ore sugli argini e nelle golene, impegnato nella raccolta di storie e leggende. I mulini ad acqua lungo il fiume, infatti, un tempo erano molto numerosi ma oggi non ve n’è più alcuna traccia. L’abitato di Ro, con l’antico borgo in origine dominio degli Estensi, sorge sulla sponda destra del Po e nei secoli passati ha subito più volte le inondazioni del fiume. L’economia è ancora oggi basata principalmente sulla produzione di cereali, attività qualificata e apprezzata a livello internazionale, a cui si è aggiunto recentemente il turismo, in forte espansione: ci troviamo in un luogo davvero incantevole, sospeso tra terra e acqua. Il mulino è stato ricostruito dal Comune con un finanziamento dell’Unione europea, sulla base delle indicazioni relative al progetto di un mulino riportate in un’antica stampa del 1850, che oggi è conservata presso il Museo etnografico di Ferrara. I materiali e le tecniche di costruzione adottati sono quelli di allora. A questa struttura è affidata la memoria dei mulini sul Po: poggia in acqua su due scafi detti sandoni; una ruota a pale di legno è azionata dalla corrente del fiume e ad essa si collega una sola macina di granito. Per immergersi nella vita che un tempo si svolgeva negli ambienti del mulino è possibile visitare la camera da letto: una stanza buia e angusta all’interno dell’imbarcazione, che veniva impermeabilizzata con l’impiego, all’esterno, di uno strato di pece e all’interno, per chiudere gli interstizi tra gli assi, della canapa. Una farina dal sapore speciale La visita al museo prevede la dimostrazione pratica del funzionamento del mulino: quello che viene ancora oggi macinato è un grano speciale, il “Gentil Rosso”, che, assieme al “Mieti”, è stato uno dei padri dei grani moderni. l mulino è perfettamente funzionante e macina grano coltivato nel territorio con tecniche a basso impatto ambientale; la farina ottenuta è certificata con il marchio “Qc” (Qualità controllata della Regione Emilia-Romagna). Questo pane è molto diverso come profumo, sapore e valore nutritivo a quello che comunemente si trova sulle nostre tavole. Infatti, attraverso la tecnica tradizionale della macinatura del grano, si ottiene una farina che contiene anche la crusca ed il germe, parte altamente proteica della cariosside di frumento. L’itinerario continua con l’evocazione di scenari che non esistono più. Bisogna infatti pensare che un tempo il Po era un confine naturale fra Stato pontificio da una parte e Impero austro-ungarico dall’altra. «L’acqua del Po - scrive Riccardo Bacchelli - senza costare un baiocco, tanto rende quant’uno ne prende». Nette erano le differenze anche nelle diete dei popoli tra le due rive: nella parte veneta il nutrimento principale per la gente povera era la polenta di farina gialla di mais che, se non accompagnata con altri alimenti, induceva nella popolazione locale gravi problemi di pellagra; nella zona ferrarese, invece, grazie al consumo di questo pane, fatto con farine particolarmente proteiche, la pellagra non faceva paura. I problemi, però, erano dati dagli acquitrini e dalle zone paludose dove proliferava la zanzara anofele, vettore della malaria. A piedi, in bicicletta o in barca: le escursioni da non perdere Oggi i tempi sono cambiati ed il visitatore può ammirare il panorama suggestivo della destra del Po, in un connubio del tutto naturale tra cultura e prodotti del territorio. Nell’area del mulino è infatti presente un punto di ristoro, dove è possibile concludere la visita a tavola degustando pane ferrarese accompagnato dai piatti tipici locali ed uno spazio per la vendita di prodotti biologici e tipici ferraresi. Sono proposti itinerari a tema per conoscere meglio la Strada dei vini e dei sapori; il percorso letterario, itinerario ciclabile di circa sei chilometri attraverso i caratteristici luoghi “bacchelliani”; il parco del delta del Po, percorso fluviale lungo i rami del grande fiume fino al mare. Le occasioni per scoprire il Mulino del Po, la sua farina ed il pane prodotto sono molteplici: ricordiamo la “Festa dla Salama da tai”, che si svolge a maggio e giugno. E ancora, per capire come si viveva da queste parti, la “Sagra della Miseria”, tra metà agosto ed i primi di settembre, occasione ghiotta per assaggiare i cibi che un tempo aiutavano a combattere la pellagra: polenta e aringa, pasta e fagioli, pesce gatto e anguilla fritti, per citarne solo alcuni. Infine ogni mese, da maggio ad ottobre, si svolgono le “Domeniche in golena”.

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Prodotti DOP e IGP sul cammino

Aglio di Voghiera Dop

Aglio di Voghiera Dop

E' un prodotto di nicchia che ha ottenuto il riconoscimento della Dop nel 2007. Il prodotto presenta una pezzatura omogenea, il colore è bianco e lucente. Le caratteristiche tipiche sono il bulbo rotondeggiante regolare, costituito ...
da bulbilli uniti in forma compatta. La composizione chimica è un perfetto equilibrio tra enzimi, vitamine, sali minerali e flavonoidi che conferiscono una specifica identità genetica all’Aglio di Voghiera, che viene coltivato nei territori dei comuni di Voghiera, Masi Torello, Portomaggiore, Argenta e Ferrara nel rispetto del Disciplinare di Produzione.

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Grana Padano Dop

Grana Padano Dop

Il Grana Padano Dop è un formaggio semigrasso a pasta dura, ottenuto da latte di vacca e prodotto attraverso il coagulo con caglio di vitello e la fermentazione con batteri lattici. La maturazione naturale viene ...
effettuata conservando il prodotto in ambiente naturale con temperatura da 15 a 22°C. Di forma cilindrica e dal diametro che va da 35 a 45 cm, presenta un colore della pasta bianco o paglierino e un sapore fragrante. Dal 1996 si fregia del marchio Dop che garantisce lo standard di qualità in tutte le fasi di produzione: dal tipo di foraggio per le mucche alla lavorazione casearia, al confezionamento. Il marchio è tutelato dal Consorzio Tutela del Formaggio Grana Padano.

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Olio Colline di Romagna Dop

Olio Colline di Romagna Dop

Colline di Romagna, è la seconda Dop per l’ olio extra vergine di oliva della Romagna. Fino a poco tempo addietro, in Romagna l’olivicoltura rendeva poco, ma oggi è in crescita. L’olivo trova la sua ...
massima coltivazione nella provincia di Rimini, privilegiando il territorio collinare con riferimento geografico alle valli del Marecchia, del Marano e del Conca. Una discreta presenza si ha anche nelle prime colline dell’Appennino cesenate, nelle valli del Montone e del Bidente nel Forlivese. Le caratteristiche, in genere, di quest’olio, sono il colore giallo con riflessi verdognoli molto intensi. L’odore è fruttato tenue e il sapore è di media dolcezza, non eccessivamente corposo e molto apprezzabile.

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Salamini Italiani alla Cacciatora Dop

Salamini Italiani alla Cacciatora Dop

La tradizione di questo prodotto si lega all’area collinare lombarda, da cui si è allargata a parte dell’Italia. Il nome fa riferimento all’utilizzo, essendo facilmente trasportabili, da parte dei cacciatori durante le escursioni. I salamini ...
vengono prodotti con carni magre di suino; hanno un peso massimo di 500 grammi. Il colore è rosso rubino, con granelli di grasso uniformemente distribuiti, il gusto è dolce e delicato. La zona di produzione comprende diverse zone delle regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Abruzzo, Lazio e Molise.

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Asparago verde di Altedo Igp

Asparago verde di Altedo Igp

Altedo, cittadina di circa 4.500 abitanti a metà strada tra Bologna e Ferrara, è conosciuta come capitale mondiale dell’asparago verde: qui, infatti, iniziò nei primi anni Trenta la coltivazione intensiva di quest’ortaggio. L’asparago si sviluppa ...
in climi temperati con terreni sciolti, sabbiosi ed umidi. L`area geografica di produzione, compresa tra la via Emilia in provincia di Bologna, la costa adriatica e il Po in provincia di Ferrara, comprende il territorio di numerosi comuni di entrambe le province.

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Coppia ferrarese Igp

Coppia ferrarese Igp

È il pane ferrarese dalla classica forma della ‘coppia’ o ‘ciupèta’, costituita da una parte centrale o nodo dalla quale si dipartono i due nastrini o curnit. Tra i prodotti di vanto della gastronomia regionale ...
e nazionale, deve la sua unicità al sistema di lavorazione, al grado di umidità dell’aria, alla giusta temperatura di cottura e soprattutto alla qualità dell’acqua e delle materie prime utilizzate. L’Igp ha la sua zona di produzione nell’intera provincia di Ferrara ed è riservata al pane prodotto con farina di grano tenero di tipo ‘0’, acqua, strutto di puro suino, olio extravergine di oliva, lievito naturale, sale alimentare e malto. Non sono consentiti additivi chimici di alcun tipo.

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Cotechino di Modena Igp

Cotechino di Modena Igp

Il cotechino nacque, secondo la tradizione, durante l’assedio del 1551 a Mirandola (lo stesso assedio che diede i natali al suo parente stretto, lo zampone), quando gli abitanti assediati cominciarono a insaccare la carne di ...
maiale nella cotenna per conservarla più a lungo. Il cotechino, consumato tradizionalmente nei cenoni invernali, è fatto con un impasto di carne magra, grasso e cotenne in proporzione di circa 1/3 ciascuno. È insaccato in budello di suino, poi asciugato al fuoco di bracieri (non sempre) e dopo circa un mese di stagionatura è pronto. Il Cotechino di Modena può essere commercializzato, previo asciugamento, sia come prodotto fresco, da consumarsi dopo una prolungata cottura, o come prodotto cotto.

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Mortadella di Bologna Igp

Mortadella di Bologna Igp

La Mortadella, regina degli insaccati, vanta origini antichissime. La denominazione sembra derivare dal Mortarium romano, utensile utilizzato per schiacciare la carne di maiale. Nel 1300 la ricetta della mortadella venne comunque codificata dalla Corporazione dei ...
Salsamentari di Bologna, tutta fatta di carni suine selezionate, di misteriosi quanto segreti ‘condimenti’ e di sistemi di cottura elaboratissimi; una mortadella media oscilla tra i 30 e i 40 chilogrammi (il classico sigaro o siluro che trionfa da decenni nelle salumerie), ma in commercio ci sono anche mortadelle più piccole di 12-14 chilogrammi. Il budello, che accoglie l’impasto, può essere di vescica naturale o sintetico, non deve mancare la legatura a mano con le corde incrociate.

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Pesca e Nettarina di Romagna Igp

Pesca e Nettarina di Romagna Igp

Prodotto frutticolo fresco, ottenuto in varietà a polpa gialla e polpa bianca. Esso viene coltivato con tecniche tradizionali e rispettose dell’ambiente, attraverso disciplinari di produzione integrata. La Romagna è la culla della produzione di questi ...
i prodotti da cui ha preso origine la frutticoltura italiana. Le origini della peschicoltura risalgono al XIX secolo, quando nella provincia di Ravenna vennero predisposti degli impianti per la coltivazione di questo frutto. Le pesche comuni, con epidermide vellutata, e le pesche noci o nettarine, con buccia liscia o glabra, entrambe a polpa gialla oppure bianca, sono disponibili sul mercato dal 10 giugno fino al 20 settembre. Hanno un profumo intenso e caratteristico e qualità organolettiche uniche. La zona di produzione è costituita da un territorio che comprende le province di Ferrara, Bologna, Forlì, Rimini, Ravenna.

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Riso del Delta del Po Igp

Riso del Delta del Po Igp

E' coltivato in circa 950 ettari di terreno, tra i comuni di Rovigo, in Veneto, e di Ferrara, in Emilia Romagna. E’ stato fin dal 1400 una presenza costante nel paesaggio agrario del Delta del ...
Po, dove si impose come coltura di bonifica. Questa Igp, rilasciata nel 2009, presenta un chicco grande, cristallino, compatto, con un elevato tenore proteico e può essere bianco o integrale. Si caratterizza per l’elevata capacità di assorbimento, per una bassa perdita di amido e per la buona resistenza durante la cottura.

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Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp

Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp

La denominazione Igp, riconosciuta per il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale, è riservata alle carni prodotte da bovini, maschi e femmine, di pura razza Chianina, Marchigiana e Romagnola, d’età compresa tra 12 e 24 mesi. I ...
vitelli devono essere allattati naturalmente dalle madri fino al momento dello svezzamento. L’allevamento previsto è esclusivamente a stabulazione libera o a posta fissa. La razza Romagnola, diffusa nelle province di Rimini, Forlì-Cesena, Bologna, Ravenna e Pesaro-Urbino, ha trovato crescente apprezzamento tra i consumatori per le caratteristiche organolettiche di qualità superiore della sua carne.

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Zampone di Modena Igp

Zampone di Modena Igp

Lo zampone affonda le sue origini nell’antica tradizione contadina, che, soprattutto in tempi di povertà, imponeva di utilizzare tutte le parti del maiale macellato. E’ un sapiente trito di cotenna e parti grasse del maiale ...
insaporito con aromi, ed insaccato nel caratteristico zampetto svuotato. Lo zampone si trova in commercio sia come prodotto fresco, previo asciugamento in stufa ad aria calda, sia come prodotto precotto, confezionato in contenitori ermetici e sottoposto a trattamento termico in autoclave a una temperatura minima di 115 °C. L’abbinamento classico dello zampone è con il contorno di purè, di lenticchie o di fagioloni, consumato tradizionalmente per le feste natalizie.

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Squacquerone di Romagna Dop

Squacquerone di Romagna Dop

Lo squacquerone è un formaggio fresco, prodotto nelle province di Forlì, Ravenna, Rimini, Imola, Ferrara e Bologna. E’ tra i più tipici formaggi di Romagna, ottenuto da latte intero vaccino pastorizzato con l'aggiunta di fermenti ...
lattici, sale e caglio. E’ caratterizzato da spiccata cremosità e spalmabilità, da pasta di colore bianco, madreperlaceo, senza crosta né buccia, da un sapore gradevole con una punta acidula. Viene usato come ingrediente per fare il ripieno dei cappelletti e si sposa magnificamente con la piadina.

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Agnello del Centro Italia Igp

Agnello del Centro Italia Igp

E’ l’agnello nato e allevato nel territorio dell’Italia centrale (in Abruzzo, sulle colline e montagne dell’Emilia Romagna, nel Lazio, Marche, Toscana e Umbria), ottenuto da una popolazione di ovini storicamente presente in questo areale, ad ...
attitudine indifferenziata, detta genericamente “appenninica” e dalla quale si sono generate le attuali razze locali che danno origine a un agnello da carne di ottima qualità. Generalmente il colore della carne è rosa chiaro o rosa e presenta una equilibrata copertura di grasso. Il colore è molto importante per il fatto che il consumatore tiene conto di questo parametro per valutare “ad occhio” la tenerezza e la freschezza del prodotto.

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Piadina romagnola Igp

Piadina romagnola Igp

La Piadina Romagnola o Piada Romagnola Igp è un prodotto a base di farina di grano tenero con aggiunta di acqua, grassi, sale e alcuni ingredienti opzionali. All’atto dell’immissione al consumo si presenta di color ...
bianco-avorio con macchie caratteristiche ambrate di varie dimensioni e tonalità sui due lati, e con sapore fragrante e odore caratteristico simile a quello del pane appena sfornato. E’ una protagonista indiscussa delle tavole di Romagna, simbolo di una tradizione contadina, che da pane “dei poveri” è divenuto prodotto di larghissimo consumo, gustata in compagnia di salumi, affettati, formaggi, salsiccia, verdure gratinate o erbette, senza disdegnare la farcitura dolce.

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Salama da sugo Igp

Salama da sugo Igp

La "Salama da sugo" è un prodotto composto da una miscela di carni suine aromatizzate e insaccate, tipico della provincia di Ferrara e profondamente radicato nel territorio come dimostrano le numerose fiere e manifestazioni ad ...
essa dedicate. Le particolari caratteristiche organolettiche derivano dall'utilizzo di vino e spezie nonché da una stagionatura condotta in specifiche condizioni ambientali. Le sue origini storiche si rintracciano nel periodo rinascimentale. È a quell'epoca infatti che risale la peculiare forma a melone con divisione a 6/8 spicchi.

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Cappellacci di zucca ferraresi Igp

Cappellacci di zucca ferraresi Igp

I Cappellacci di zucca ferraresi sono l’ultima Igp che è entrata a far parte del paniere dei prodotti tutelati e certificati dell’Emilia Romagna. I Cappellacci di zucca sono una pasta fresca ripiena, la cui ricetta ...
ta tradizionale prevede la preparazione della sfoglia con farina di grano tenero, duro e uova e un ripieno costituto da polpa di zucca gialla “violina”, con l’aggiunta di formaggio grattugiato, pangrattato, noce moscata e zucchero. La zona di produzione è rappresentata dall’intera provincia di Ferrara. Il Regolamento con cui è stata registrata la nuova Igp porta la data del 28 gennaio 2016.

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Pampapato di Ferrara (o Pampepato) Igp

Pampapato di Ferrara (o Pampepato) Igp

Il “Pampapato” (o “Pampepato”), le cui origini vengono fatte risalire all’epoca degli Estensi, veniva ritenuto un dolce ricco e degno di un papa, tanto da essere offerto in dono agli alti prelati dagli ecclesiastici e ...
dalla nobiltà ferrarese, i quali non a caso vollero modellarlo a forma di copricapo cardinalizio. Da quest’usanza, e dall’uso di spezie come ingredienti, sembra aver origine anche l’etimologia del dolce e la coesistenza delle due denominazioni. È un prodotto da forno ottenuto dalla lavorazione di farina, canditi, frutta secca, zucchero, cacao, spezie e ricoperto con cioccolato fondente extra. Oggi è il tipico dolce natalizio del capoluogo estense.

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