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La Bisaccia del viandante

foto di Living Ravenna -  sezione Bisaccia del viandante - Via Francigena

Bisaccia del viandante

Dalle specialità casearie alle produzioni di qualità e tradizionali, ai vini Doc e Docg che si possono assaggiare lungo il cammino. Alla scoperta del tesoro ...
o enogastronomico dell’Emilia-Romagna.
Un progetto per la valorizzazione e promozione delle produzioni tipiche e di qualità lungo i Cammini sviluppato in accordo con l’Assessorato regionale all’Agricoltura.

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foto di winefoodemiliaromagna.com -  sezione Prodotti DOP e IGP - Via Francigena

Prodotti DOP e IGP

Scopri i magnifici 44 prodotti Dop e IGP che caratterizzano le produzioni agrolimentari di qualità della Regione Emilia-Romagna.
Parmigiano Reggiano DOP, Coppa Piacentina ...
a DOP, Pancetta Piacentina DOP, Salame Piacentino DOP, Fungo Porcino di Borgotaro IGP, Coppa di Parma IGP, Salame Felino IGP, culatello di Zibello DOP.

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Strutture Produttive

Museo del Pomodoro
Corte di Giarola, Strada Giarola, 11
+39 0521931800 +39 0521931800
Museo
Museo della Pasta
Corte di Giarola, Strada Giarola, 11
+39 0521931800 +39 0521931800
Museo
CASLENNA (LA) AZ. AGR.
Strada Folli Ozzano Taro
Produzione vitivinicola
Campana
Via Madonna della Quercia 116
0523-859448 0523-859448
Fondata nel 1971, l’azienda è gestita da generazioni dalla famiglia Campana, che tramanda di padre in figlio la passione per ...
il vino. Dalle pendici della Val d’Arda e della Val Chero derivano le uve da cui si ottengono i vini, dei quali il 70% sono Doc.

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Loschi
Riva 10
0523-895560 0523-895560
Dal 1960 l’azienda agricola Loschi, a conduzione familiare, è impegnata nella produzione di vino, a partire dalle uve dei vigneti ...
di proprietà. Su terreni sabbiosi coltiva barbera, bonarda, ortrugo, malvasia e pinot nero.

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Monte delle Vigne
Monticello 22
0521-309704 0521-309704
Nei 60 ettari di vigneti, l’azienda coltiva prevalentemente vitigni tipici dell’Emilia. Si distingue per l’alta densità per ettaro di piante, ...
la raccolta manuale e la bassa resa per ettaro, scelte mirate a una produzione di qualità.

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Azienda agricola Ca' Nova
Fausto Manara 13/15
052-514348 052-514348
Fondata nel 1982, l’azienda Ca’ Nova ha 7 ettari di vigneti posti a 300 m.s.l.m., su terreni vocati fin dai ...
tempi di Federico II. La vinificazione avviene in una storica cantina sotterranea.

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Cantine 4 Valli
Emilia Parmense 184
0523-596200 0523-596200
Situata a Piacenza, l’azienda è un vero e proprio centro servizi a cui fanno capo una serie di aziende distribuite ...
su tutto il territorio provinciale.

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Perini & Perini
Emilia Parmense 184
0523-596200 0523-596200
L’azienda nasce nel 1952, quando l’occasionale incontro tra Achille Ferrari, falegname ed esperto bottaio, e Antonio Perini, giovane agricoltore e ...
viticoltore della Val D’Arda, si trasforma in vocazione vitivinicola. L’azienda coltiva 19 ettari di vigneti con uve locali e internazionali.

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Eredi Conte Otto Barattieri
dei Tigli - Loc. Albarola 100
0523-875111 0523-875111
Nata nel lontano 1798, l’azienda possiede 34 ettari vitati, dove coltiva vitigni locali e internazionali attraverso le tecniche della lotta ...
integrata. Possibilità di degustazioni con prodotti del territorio.

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Museo del pomodoro
Strada Giarola,11
0521-821139 0521-821139
Il percorso espositivo dedicato all”oro rosso” è ospitato in un antico complesso monastico. L'epopea del pomodoro rivive nella Corte di ...
di Giarola Il Museo del Pomodoro ha sede dal 2009 nell’antica Corte di Giarola: un luogo strategico per la coltivazione e la trasformazione industriale del pomodoro. La sede è di grande prestigio: l’antica Corte di Giarola, che ospita anche la sede del Parco regionale del Taro. La scelta di localizzare qui il museo non è casuale, ma legata al ruolo strategico che riveste questo luogo nell’ambito delle zone di coltivazione del pomodoro e del distretto della trasformazione industriale. Ci troviamo sulla strada pedemontana che, provenendo dalla Val Baganza e da Talignano, conduce a Medesano, Noceto e Borgo San Donnino. Le prime notizie di Giarola risalgono all’undicesimo secolo, quando divenne proprietà del monastero femminile di San Paolo e sede di un piccolo nucleo monastico intorno al quale sorsero poi una cappella, stalle, abitazioni, un mulino e un caseificio. Inserita nel percorso della Via Francigena, la Corte era anche meta abituale di pellegrini. All’inizio dell’Ottocento le proprietà terriere del complesso monastico vennero confiscate dagli occupanti francesi, incluse nella cosiddetta Lista Civile e affittate a privati che le facevano coltivare da braccianti. Bisogna però aspettare il secondo decennio del Novecento per trovare testimonianze sulla conversione di Giarola in “Azienda agricola industriale - conserve alimentari”, dove venivano prodotti ed esportati formaggio Parmigiano-Reggiano e “Super concentrato di pomodoro marca Perla”, la cui etichetta era contrassegnata da un’ostrica aperta all’interno della quale brillava appunto una perla. La fabbrica di conserva di pomodoro di Giarola si inseriva in un sistema di stabilimenti di piccola e media dimensione posti lungo l’asse della strada statale della Spezia, della ferrovia e del fiume Taro. Accanto alla fabbrica di conserve funzionava anche il caseificio con annesso allevamento di suini. Nel Maggio1999 sono stati inaugurati gli uffici dell’antico complesso monastico. Da allora ad oggi un continuo e progressivo restauro ha permesso di recuperare molti spazi adibiti a diverse funzioni: il Centro visite con il percorso “Sotto il segno dell’acqua”, la Sala Auditorium, il Centro di educazione ambientale, l’Infopoint sui percorsi enogastronomici, il Laboratorio storico sulla Resistenza, il teatro, inaugurato in settembre 2007, nel quale si è svolta la prima stagione teatrale 2007-2008, il ristorante per l’accoglienza turistica e, ovviamente, lo spazio museale dedicato al pomodoro. Tra le tante attività che qui si svolgono, anche in collaborazione con la Strada del prosciutto e dei vini dei Colli di Parma, si segnala la Fiera della biodiversità. Un percorso tra gastronomia e storia della tecnologia Il percorso di visita inizia con un approfondimento dell’ortaggio da un punto di vista botanico, storico, geografico e agronomico, sia come coltivazione orticola, sia come prodotto industriale. Fino al 1880 la lavorazione del pomodoro avveniva a livello casalingo. In quel tempo l’uso dell’ortaggio in gastronomia non era quasi mai associato al condimento della pasta, che veniva piuttosto condita con il lardo. In coincidenza con la sostituzione della razza suina Nera Parmigiana con l’inglese Large White, cambiano però le abitudini alimentari anche delle zone contadine. La Large White ha infatti un grasso troppo liquido e poco consistente, non adatto alla pasta, che comincia quindi ad essere sempre più spesso condita con il pomodoro. Ecco quindi che prende piede la coltivazione dell’”oro rosso”. Nel 1907 in quest’area le fabbriche conserviere erano più di 100 e la necessità di macchinari industriali cresceva di pari passo. L’industria della conserva di pomodoro ha rappresentato un importante volano di crescita economica per il territorio. Le tecnologie impiegate e le macchine industriali sono spesso frutto di modifiche apportate a quelle utilizzate nel settore lattiero-caseario. Le due tecnologie, infatti, sono andate per molto tempo di pari passo. Come ad esempio le boules, contenitori per bollire il pomodoro che negli anni ’30 erano in rame e funzionavano a carbone, con movimentazione a cinghia. Ne sono due begli esempi la macchina di Cecchini e Quadrini di Milano e la boules di Navasconi, costruita a Cremona nel 1946, con una capacità di lavorazione di 800 chilogrammi di succo di pomodoro all’ora. Tra le industrie più importanti del parmense ricordiamo la Luciani: il museo ospiterà ad esempio una loro “sgraffatrice” per aprire le confezioni da 3-5 chilogrammi di pomodoro da rilavorare e una “bacinella di cottura” risalente al ’48. Della ditta Ghizzoni Dante di Felino (PR), ecco la “brovatrice” del ’55, rivestita completamente in legno di rovere come isolante di calore, utilizzata per scaldare a 90 gradi il prodotto triturato prima di essere mandato alla “passatrice”. Il museo ospiterà nelle sue sale una linea completa di lavorazione del pomodoro, consentendo così anche ai visitatori meno esperti di comprenderne a pieno il ciclo industriale. Il pomodoro, introdotto dalle Americhe come pianta ornamentale e le cui bacche sono state ritenute per molto tempo un frutto velenoso, è oggi un pilastro della nostra cucina quotidiana e merita giustamente un degno luogo di mostra.

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Museo della Pasta
Strada Giarola, 11
0521-821139 0521-821139
Un percorso che dal chicco di grano conduce alla scoperta di uno dei piatti più identitari della nostra regione Da ...
Da un'idea di Ettore Guatelli e di Pietro Barilla La pasta, un prodotto assolutamente identitario per l’Emilia-Romagna, ha oggi un luogo dove scoprirne la storia, dalle origini preistoriche alle più moderne tecniche di produzione. Questo museo è, infatti, dedicato alla lavorazione della pasta industriale. Allestito anche grazie a fondi del PSR 2007-2013 (Misura 313 – Incentivazione delle attività turistiche), il Museo della Pasta ha sede alla Corte di Giarola, uno splendido complesso monastico, risalente al medioevo, che si trova a Collecchio in provincia di Parma. Una corte agricola medievale, posta sulla sponda destra del fiume Taro, in asse con la Via Francigena, che ospita anche il Museo del Pomodoro. Fanno entrambi parte del circuito dei Musei del Cibo della provincia di Parma a completare un percorso di approfondimento dei più importanti prodotti alimentari del territorio. Il Museo della Pasta è stato realizzato con il contributo della Provincia di Parma, del Comune di Collecchio, dell’Ente di gestione per i Parchi e la biodiversità Emilia Occidentale, ma anche di aziende della filiera della pasta come il Mulino Agugiaro & Figna, i produttori di macchinari Storci e i fratelli Barilla. La sua storia è un po’ particolare. Non a caso il museo sorge a pochi chilometri di distanza dagli stabilimenti della Barilla, una delle aziende leader nel mercato mondiale della pasta e dei prodotti da forno. Il direttore del museo, Giancarlo Gonizzi, ci racconta che tutto iniziò da una telefonata del poeta Attilio Bertolucci che chiedeva a Pietro Barilla di aiutare Ettore Guatelli, un maestro elementare di Ozzano del Taro, che si era indebitato a forza di raccogliere vecchi strumenti dell’agricoltura di una volta. Dall’incontro di Guatelli con Barilla, che acquisterà parte dei materiali collezionati, nasce forse già un’idea di un museo della pasta. Una passione per le tradizioni e il territorio, che ritroviamo certamente all’interno di questo museo che, partendo dal chicco di grano e risalendo la filiera produttiva, ci regala uno sguardo sulla nostra cultura enogastronomica. Le origini della pasta In dieci sezioni, il museo illustra al visitatore la conoscenza storica, tecnologica e culturale della pasta. La prima sezione, dedicata al grano, alle sue caratteristiche e alle modalità di coltivazione, presenta modelli, attrezzi agricoli antichi e documenti che testimoniano l’evoluzione delle tecniche agricole. Il percorso inizia rispondendo ad un importante quesito, il perchè l'umanità ad un certo punto decise di usare i cereali per vivere. Il riso in Cina, il mais in America e il grano in Asia, Africa e Europa. Dal principio la pasta era fatta a mano, e alla preparazione casalinga della pasta fresca, è dedicata una piccola sezione del museo dove viene raccontata, attraverso piccoli attrezzi domestici, l’arte del matterello e la straordinaria varietà della più ricca collezione italiana di speronelle, le rotelle per tagliare la pasta. Ma la vera rivoluzione nella produzione della pasta si ebbe con l'invenzione della pressa e della trafila, ovvero una piastra di metallo, rame o bronzo, con dei fori che danno la forma alla pasta. L'uso della trafila e della semola di grano duro, che permettono di ottenere un prodotto più idoneo alla conservazione e di lunga durata, fa si che la pasta avesse il predominio alimentare. La seconda sezione è anche dedicata alla macinazione, alle varie tipologie di mulino, con modelli e iconografia storica di grande interesse. La ricostruzione di un mulino a macine e di un moderno mulino a cilindri. Le origini della pasta secca sono mediorientali, qualcuno dice da parte ebraica, altri da parte araba. Arriva in Italia attraverso la Sicilia, dove c’è la possibilità di coltivare grano duro. Da qui si sposta in Puglia e poi, via nave, in Africa e su fino a Genova. Un lascito ereditario di pasta secca ne testimonia la presenza a Genova nel 1263. Cultura della pasta Ma quali erano i primi formati di pasta e le usanze locali? Storicamente la pasta “Genova” era di tipo corto, la pasta “Napoli” di tipo lungo mentre la pasta “Bologna” all'uovo. l museo prosegue poi il suo percorso illustrando le prime macchine industriali fino ad arrivare a quelle a ciclo continuo più moderne. Oltre 100 trafile di bronzo, appese alle pareti, ci mostrano la ricchezza dei formati di pasta in uso lungo il nostro stivale. La fedele ricostruzione di un vero pastificio industriale della prima metà dell’Ottocento e alcune macchine antiche provenienti da un laboratorio artigianale emiliano del secolo scorso, consentono al visitatore di comprendere le varie fasi di produzione della pasta. Attraverso dei video vengono poi illustrate le modernissime tecnologie impiegate negli odierni pastifici industriali per garantire un prodotto di alta qualità. Una sezione del museo è dedicata anche alla “cultura della pasta”, con approfondimenti sulla comunicazione (manifesti, locandine, affiches storiche realizzate da cartellonisti e grafici di fama), sulla gastronomia (storia dello scolapasta, dei ricettari e abbinamenti ideali tra formati e condimenti delle varie regioni d’Italia) e sulla pasta nell’arte (dai dipinti ai francobolli). La visita si conclude con uno sguardo sulla corretta alimentazione: dalla nutrizione agli stili di vita, non trascurando il tema della sostenibilità ambientale.Inaugurato nel 2003, il Museo del Parmigiano-Reggiano, racconta la storia, le tradizioni e i sapori di un prodotto unico e inimitabile, frutto di una terra dove la qualità è uno stile di vita.

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Museo della civiltà contadina dell’ITAS G. Raineri
Strada Agazzana, 35
0523-458929 0523-458929
Nella prima periferia di Piacenza sorge un museo che è in comunicazione diretta con le nuove generazioni di imprenditori agricoli ...
e con i tecnici del settore. Il Museo della civiltà contadina è allestito, infatti, direttamente all’interno dell’ampio comprensorio del Campus Agroalimentare Raineri Marcora che ospita, oltre all’Istituto tecnico agrario statale, gli Istituti professionali che formano tecnici del verde e operatori agroindustriali e la Scuola alberghiera. Il museo, gestito grazie al coinvolgimento di studenti e insegnanti, conserva un patrimonio ormai storico di macchinari e attrezzi riguardanti il lavoro agricolo e si propone anche come testimonianza di un modello di vita, legato alle tradizioni rurali e ai loro valori, dove i ritmi di vita e di lavoro quotidiani sono in stretto rapporto con la natura. L’allestimento è arricchito da grandi immagini in bianco e nero del fotografo documentarista Tino Petrelli (1922-2001) che ha trascorso proprio a Piacenza gli ultimi anni della sua lunga carriera. La sua sensibilità e il suo occhio attento alle modifiche sociali in atto in Itali dal fascismo agli anni ‘70, ci restituiscono un patrimonio irripetibile di immagini.

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Prodotti DOP e IGP sul cammino

Coppa Piacentina Dop

Coppa Piacentina Dop

La Coppa Piacentina Dop è un prodotto di carne suina, salato e stagionato, di forma cilindrica e consistenza compatta. Al taglio, la fetta si presenta di colore rosso punteggiata dal bianco-rosato delle parti grasse. A ...
tavola può essere consumata da sola come antipasto o secondo. La zona di produzione e lavorazione della Coppa Piacentina Dop è la provincia di Piacenza. Le carni utilizzate provengono dagli allevamenti abilitati alla produzione del Prosciutto di Parma e San Daniele delle regioni Emilia-Romagna e Lombardia. Il prodotto è tutelato dal Consorzio Salumi Piacentini.

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Culatello di Zibello Dop

Culatello di Zibello Dop

Considerato ‘il Re dei salumi’, il Culatello di Zibello Dop, dalla caratteristica forma a pera, fa parte della tradizione norcina del Parmense, dove viene prodotto dalla Bassa fino alla zona pedemontana. Cuore e fulcro della ...
a produzione è la cittadina di Zibello, nelle vicinanze del Po, dove la forte presenza di umidità esalta le caratteristiche del pregiato salume durante la stagionatura. Il Culatello di Zibello Dop si ricava dalla parte alta della coscia dei suini adulti. Dopo la salatura, viene stagionato per almeno un anno. La qualità è tutelata dal Consorzio del Culatello di Zibello. Si produce nei comuni di Busseto, Roccabianca, Polesine Parmense, San Secondo, Zibello, Sissa, Soragna e Colorno.

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Pancetta Piacentina Dop

Pancetta Piacentina Dop

Già nota per la sua qualità eccellente nel 1300, lega le caratteristiche inconfondibilli alla vegetazione del territorio e al clima temperato che favorisce la lenta stagionatura. La produzione della Pancetta Piacentina Dop, ricavata da carne ...
di suino, è tutelata dal Consorzio Salumi Piacentini. Nella salatura le carni vengono messe a contatto con una miscela di sali, spezie e aromi naturali e lasciate in frigorifero per 15 giorni. L’asciugatura avviene a una temperatura massima di 25°, segue la stagionatura che dura almeno due mesi. Il prodotto finito ha forma cilindrica, con peso compreso tra 5 e 8 chilogrammi. La fetta è caratterizzata da tipico alternarsi di strati circolari rosso vivo e bianco rosati. Il profumo è delicato e spiccatamente dolce.

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Parmigiano Reggiano Dop

Parmigiano Reggiano Dop

Il Parmigiano Reggiano Dop, il formaggio italiano forse più noto ed apprezzato in tutto il mondo, ha origini antichissime. Oggi, come allora, la maestria dei casari, frutto d’esperienze secolari tramandate di padre in figlio, è ...
insostituibile e decisiva per la buona riuscita di questo formaggio, così com’è essenziale la lunga stagionatura naturale. Sono caratteristiche garantite dal Consorzio Parmigiano Reggiano, oltre che certificate dall’inconfondibile marchiatura incisa a puntini sulla crosta delle forme. ll Parmigiano Reggiano contiene solo il 30% di acqua e ben il 70% di sostanze nutritive: per questo motivo è un formaggio ricchissimo di proteine, vitamine e minerali, ed è altamente digeribile. Ottimo consumato da solo o grattugiato sui primi piatti emiliani. La zona della Dop comprende le province di Parma, Reggio-Emilia, Modena, Bologna e Mantova.

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Prosciutto di Parma Dop

Prosciutto di Parma Dop

La dolce storia del prosciutto di Parma è unita a quella del sale di Salsomaggiore Terme, ingrediente insostituibile per la stagionatura. Già intorno al 1680 si trovano in queste zone tracce di questa produzione. Il ...
prosciutto di Parma, motivo di vanto per l’Italia che lo esporta in tutto il mondo, è noto a tutti per il suo aroma, il suo sapore, il valore nutritivo e la sua facile digeribilità. Il caratteristico sapore dolce deriva dall’ottimale equilibrio tra parti grasse e parti magre delle cosce. Oggi produzione e filiera sono regolati da rigidi protocolli tutelati dal Consorzio. Le carni sono ottenute da maiali ‘pesanti’, italiani di nascita e di allevamento, la zona tipica di produzione si estende tra la Val di Taro e la Val D’Enza, e gravita intorno al centro di Langhirano in provincia di Parma

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Provolone Valpadana Dop

Provolone Valpadana Dop

Il Provolone Valpadana Dop è un formaggio prodotto principalmente in Italia settentrionale, ma le sue origini si rifanno all’arte casearia delle ‘paste filate’ tipiche dell’Italia meridionale. La dizione ‘Valpadana’ si affianca a quella di ‘Provolone’ ...
nel 1993, a suggellare una tradizione ormai secolare. Si distinguono due varietà di Provolone Valpadana: per il Provolone dolce si utilizza caglio di vitello e la stagionatura dura da uno a tre mesi; per la varietà ‘piccante’ si utilizzano caglio di capretto e di agnello e la stagionatura dura almeno 3 mesi

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Salame Piacentino Dop

Salame Piacentino Dop

Il Salame Piacentino Dop fa la sua comparsa sulle tavole di re e principi fin dal 1700. E’ ricavato da carni magre di suino, con una bassa aggiunta di grasso, salato e stagionato. La fetta ...
presenta un colore rosso vivo; l’aroma è tipico, dolce e caratteristico. Ottimo come antipasto, in abbinamento a tutti i vini Doc Colli Piacentini. La produzione del Salame piacentino Dop avviene nel territorio della provincia di Piacenza nelle aree ad altitudine non superiore ai 900 metri. Qualità tutelata dal Consorzio Salumi Piacentini.

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Salamini Italiani alla Cacciatora Dop

Salamini Italiani alla Cacciatora Dop

La tradizione di questo prodotto si lega all’area collinare lombarda, da cui si è allargata a parte dell’Italia. Il nome fa riferimento all’utilizzo, essendo facilmente trasportabili, da parte dei cacciatori durante le escursioni. I salamini ...
vengono prodotti con carni magre di suino; hanno un peso massimo di 500 grammi. Il colore è rosso rubino, con granelli di grasso uniformemente distribuiti, il gusto è dolce e delicato. La zona di produzione comprende diverse zone delle regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Abruzzo, Lazio e Molise.

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Cotechino di Modena Igp

Cotechino di Modena Igp

Il cotechino nacque, secondo la tradizione, durante l’assedio del 1551 a Mirandola (lo stesso assedio che diede i natali al suo parente stretto, lo zampone), quando gli abitanti assediati cominciarono a insaccare la carne di ...
maiale nella cotenna per conservarla più a lungo. Il cotechino, consumato tradizionalmente nei cenoni invernali, è fatto con un impasto di carne magra, grasso e cotenne in proporzione di circa 1/3 ciascuno. È insaccato in budello di suino, poi asciugato al fuoco di bracieri (non sempre) e dopo circa un mese di stagionatura è pronto. Il Cotechino di Modena può essere commercializzato, previo asciugamento, sia come prodotto fresco, da consumarsi dopo una prolungata cottura, o come prodotto cotto.

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Mortadella di Bologna Igp

Mortadella di Bologna Igp

La Mortadella, regina degli insaccati, vanta origini antichissime. La denominazione sembra derivare dal Mortarium romano, utensile utilizzato per schiacciare la carne di maiale. Nel 1300 la ricetta della mortadella venne comunque codificata dalla Corporazione dei ...
Salsamentari di Bologna, tutta fatta di carni suine selezionate, di misteriosi quanto segreti ‘condimenti’ e di sistemi di cottura elaboratissimi; una mortadella media oscilla tra i 30 e i 40 chilogrammi (il classico sigaro o siluro che trionfa da decenni nelle salumerie), ma in commercio ci sono anche mortadelle più piccole di 12-14 chilogrammi. Il budello, che accoglie l’impasto, può essere di vescica naturale o sintetico, non deve mancare la legatura a mano con le corde incrociate.

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Salame Cremona Igp

Salame Cremona Igp

Il Salame Cremona Igp è frutto della lavorazione di carne suina selezionata ed aromatizzata al sale e aglio pestato, insaccata in budelli naturali di suino, bovino, ovino od equino. Il disciplinare di produzione prevede l’esclusivo ...
impiego di carni ottenute da suini allevati in Italia e di carni non congelate. La stagionatura va da un minimo di 5 settimane per la pezzatura piccola ad oltre 4 mesi per quella più grande. Grazie alla perfetta integrazione degli ingredienti, macinati e impastati insieme, il salame risulta aromatico e speziato al palato, profumato e di un colore rosso intenso che sfuma, gradualmente, nel bianco delle parti adipose. Le fette risultano compatte ed omogenee.

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Zampone di Modena Igp

Zampone di Modena Igp

Lo zampone affonda le sue origini nell’antica tradizione contadina, che, soprattutto in tempi di povertà, imponeva di utilizzare tutte le parti del maiale macellato. E’ un sapiente trito di cotenna e parti grasse del maiale ...
insaporito con aromi, ed insaccato nel caratteristico zampetto svuotato. Lo zampone si trova in commercio sia come prodotto fresco, previo asciugamento in stufa ad aria calda, sia come prodotto precotto, confezionato in contenitori ermetici e sottoposto a trattamento termico in autoclave a una temperatura minima di 115 °C. L’abbinamento classico dello zampone è con il contorno di purè, di lenticchie o di fagioloni, consumato tradizionalmente per le feste natalizie.

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Coppa di Parma Igp

Coppa di Parma Igp

La Coppa di Parma Igp è la 34° denominazione emiliano-romagnola. E' un salume prodotto con la porzione muscolare del collo del suino, realizzata secondo una tradizione storica che trova riferimenti e citazioni già nel 1600. ...
Tipica la morbidezza delle sue fette e fragrante il caratteristico profumo. Il Disciplinare prevede che venga prodotta nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Mantova, Pavia e in 59 Comuni collocati a ridosso del corso del Po delle Province di Lodi (22 comuni), Milano (1) e Cremona (36).

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Agnello del Centro Italia Igp

Agnello del Centro Italia Igp

E’ l’agnello nato e allevato nel territorio dell’Italia centrale (in Abruzzo, sulle colline e montagne dell’Emilia Romagna, nel Lazio, Marche, Toscana e Umbria), ottenuto da una popolazione di ovini storicamente presente in questo areale, ad ...
attitudine indifferenziata, detta genericamente “appenninica” e dalla quale si sono generate le attuali razze locali che danno origine a un agnello da carne di ottima qualità. Generalmente il colore della carne è rosa chiaro o rosa e presenta una equilibrata copertura di grasso. Il colore è molto importante per il fatto che il consumatore tiene conto di questo parametro per valutare “ad occhio” la tenerezza e la freschezza del prodotto.

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Salame di Felino Igp

Salame di Felino Igp

Il territorio di produzione del Salame di Felino Igp è l'intera provincia di Parma. E' preparato con pura carne di suino, accuratamente selezionata, a cui si aggiungono, nella proporzione del 25-30%, parti grasse scelte fra ...
quelle a costituzione più dura. Dopo la triturazione a pasta grossa vengono aggiunti sale, pepe in grano e nitrato, quindi, poco prima dell'insacco, pepe e aglio pestati in mortaio e disciolti in vino bianco secco. Il gusto è dolce e delicato. Si tratta di un salame che, a differenza della stragrande maggioranza di quelli in commercio, viene insaccato esclusivamente in budello naturale.

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