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La Bisaccia del viandante

Foto di Living Ravenna

Bisaccia del Viandante

Dalle specialità casearie alle produzioni di qualità e tradizionali, ai vini Doc e Docg che possono assaggiare lungo il cammino.
Alla scoperta del tesoro ...
esoro enogastronomico dell’Emilia-Romagna.
Un progetto per la valorizzazione e promozione delle produzioni tipiche e di qualità lungo i Cammini sviluppato in accordo con l’Assessorato regionale all’Agricoltura.

Riduci

Foto di winefoodemiliaromagna.com

Prodotti DOP e IGP

Dai luoghi di fede all’accoglienza religiosa, dalle figure dei Santi e Beati che caratterizzano alcuni Cammini alle Diocesi dell'Emilia-Romagna.
Olio Extra Vergine delle Colline ...
ne di Romagna DOP, Formaggio di Fossa di Sogliano DOP, Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, Squaquerone di Romagna IGP, Piadina Romagnola IGP, Scalogno di Romagna IGP, Caciotta d’Urbino DOP.

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Strutture Produttive

Amarcord la Romagna
via Vespucci 67
+39 054156956 +39 054156956
Souvenir e prodotti tipici della Romagna
Palato
Via della Fiera, 23
+39 348 896 0750 +39 348 896 0750
Enogastronomia tra cultura e design
Azienda Agricola "Val de' Gabiccini"
Via Padre Francesco Guerra 12
+39 0543903671 +39 0543903671
Produzione e Vendita Uova Fresche
PESARESI ROBERTO AZ. AGR.
Piazza San Rocco, 11
0541 688080 0541 688080
produzione di vino DOC e di olio extra vergine di oliva
GALVANINA (LA)
Via Della Torretta, 2
0541 751315 0541 751315
acqua minerale e bibite
PODERE DELL'ANGELO SOC. AGR.
Via Rodella, 40
Produzione vitivinicola
ROCCHE MALATESTIANE RIMINI
Via Emilia, 104
0541 743079 0541 743079
Produzione vitivinicola
COLLINA DEI POETI SOC. AGR.
Via Gavine, 97
0541 620042 0541 620042
Produzione vitivinicola
Case Marcosanti
Chiesa di Camerano 369
329-2179588 329-2179588
L’azienda è ai piedi delle colline di Poggio Berni, dove si trovano Palazzo Marcosanti e l’omonimo piccolo borgo. I vigneti ...
sono coltivati a sangiovese e trebbiano. La fermentazione è fatta in tini di legno, l’affinamento in botti di rovere per i vini rossi e in acciaio per i bianchi.

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Palazzo Astolfi
Piazza San Rocco 11
0541-629749 0541-629749
Azienda agricola con oltre 16 ettari coltivati a vite, olivo e frutta e due case coloniche dell`800 adibite ad agriturismo. ...
Nel palazzo vescovile si svolgono congressi e ricevimenti e meeting. L’azienda coltiva sangiovese, cabernet sauvignon, chardonnay, biancame e rebola.

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Tenuta Saiano
Casone 35
0541-675515 0541-675515
L’azienda fa parte di un’oasi naturale di 60 ettari, popolata da ricca flora e fauna spontanea. I terreni sedimentari, situati ...
ad un’altitudine di 400 m slm, caratterizzano l’identità dell’azienda ed i vini.

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Gessaroli Ca’ Perdicchi
San Rocco 6/8
0541-767024 0541-767024
L’azienda è nata nel 1980 nella zona della prima Valmarecchia. Nel 2001 Andrea e Matteo Gessaroli investono in tecnologia e ...
in nuovi vigneti: nei 30 ettati vitati vengono coltivati sia vitigni autoctoni che vitigni internazionali.

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Le Rocche Malatestiane
Emilia 104
0543-782683 0543-782683
Le Rocche Malatestiane dal 1959 rappresentano le radici vitivinicole del territorio riminese e l’identità produttiva dell’azienda è fortemente legata al ...
vitigno Sangiovese, ma vengono coltivati anche altri vitigni.

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Podere dell’Angelo
Rodella 40
0541-727332 0541-727332
Azienda familiare sulle prime colline riminesi, dispone di 30 ettari di terreno, di cui 15 vitati. Nel 2010 è stata ...
inaugurata la nuova cantina con sala di degustazione. Produce e vende anche olio extravergine d’oliva.

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Battistini
Emilia 1145
0541-621353 0541-621353
Cantina storica fondata nel 1950. Da quattro generazioni la famiglia Battistini tramanda di padre in figlio l’amore per il vino ...
e l’impegno per la valorizzazione della Romagna.

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Collina dei Poeti
Gavine 101
0541-620042 0541-620042
L’azienda, situata a Santarcangelo, dispone di 19 ettari di terreno, dei quali 3 coltivati a vigneto e altrettanti coperti da ...
ulivi. Al suo interno la villa storica di Spinalberto, dimora storica dell’economista Arrigo Sarpieri e del poeta Gioacchino Volpe.

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Casa Zanni
Casale 205
0541-678449 0541-678449
L’azienda ha oltre 40 ettari di terreno, 28 dei quali vitati, nell’antico insediamento viticolo “Montefarneto Le Vigne”. Su terreno argilloso ...
e ventilato coltiva vitigni locali e internazionali.

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Museo etnografico di Valliano
Via Valliano, 23
0541-864014 0541-864014
Prima di essere riconosciuto museo, nel 2003, gli oggetti qui custoditi facevano parte di una raccolta avviata dall’esperienza didattica di ...
un gruppo di allievi e insegnanti della scuola media di Montescudo. Infatti è a partire dalla seconda metà degli anni ’60 che anche qui prende sempre più piede l’idea di stimolare l’apprendimento scolastico con esperienze coinvolgenti e di vita vissuta, in uno scambio vivo e aperto al dialogo tra comunità locali e cultura del territorio. La memoria sociale della valle del Conca, la partecipazione collettiva alla riscoperta dell’identità e dei mutamenti intervenuti sono le basi di questo lavoro che, proseguito per oltre un ventennio, ha portato alla raccolta di oggetti e di testimonianze orali, alla produzione di mostre, eventi e pubblicazioni. Da mostra a museo, il passo non è stato breve. Dopo attenti lavori di restauro e grazie a fruttuose collaborazioni, nel 2005 il museo ha acquisito una sede qualificante nella ex-casa canonica accanto all’antichissimo Santuario di Santa Maria Succurrente del V-VI secolo. All’ingresso del museo ad accogliere i visitatori è un bellissimo e maestoso ulivo secolare. Si tratta di un ulivo di cultivar Correggiolo, un’antica varietà ancora oggi molto apprezzata e coltivata nella Valconca e in tutto il territorio collinare riminese e forlivese, zone di produzione dell’olio di oliva extravergine Colline di Romagna Dop. Il clima della vallata del Conca e i suoi versanti riparati dai venti freddi settentrionali hanno permesso all’ulivo di trovare uno straordinario habitat di crescita. A differenza della maggior parte delle produzioni agricole del territorio, che nel corso degli anni hanno subito radicali modifiche nelle tecniche di coltivazione, l’olivocultura ha mantenuto per alcuni aspetti inalterati i metodi di conduzione degli impianti. La raccolta dei frutti avviene, ad esempio, ancora prevalentemente a mano, utilizzando rastrelli. Nel museo si possono ammirare vari oggetti legati alla coltivazione dell’ulivo, come i fiscoli usati per filtrare la sansa, cioè la pasta ottenuta dalla frantumazione delle olive, per ottenere un liquido composto da olio e acqua. I fiscoli potevano essere fatti di canapa o di giunco intrecciato; oggi si usa una versione molto simile, ma in nylon. Il liquido ottenuto doveva poi essere lavorato, e qui interveniva una figura molto importante, quella del “maestro”, ovvero colui che nel frantoio padroneggiava l’arte della “foia”. La foia era costituita da un disco di rame concavo che il maestro, guidato dalla sua abilità e dall’esperienza, utilizzava per separare l’olio dall’acqua. Nella zona erano attivi numerosi frantoi e ancora ne esiste uno, che lavora a pieno regime. Dal frantoio avvisavano con il suono di un corno, da un lato all’altro della collina, che il mulino si era liberato e poteva accogliere un nuovo raccolto. Nel museo è ben raccontata anche la produzione di terrecotte, mediante la lavorazione di argilla raccolta localmente in piccole cave. Si tratta di un’arte che ha radici antiche in questi territori, risalenti alla prima età Neolitica, e che veniva usata per la produzione di svariati utensili: orci, boccali, terrine, pignatte, cuccume e ovviamente il “testo” per cuocere la piadina sul fuoco. A Valliano la mezzadria non era molto diffusa, ma convivevano piuttosto tanti piccoli proprietari terrieri e ciò probabilmente ha inciso favorevolmente nel mantenere unita la popolazione residente, mentre molti dei paesi limitrofi sono stati toccati dallo spopolamento delle colline. Il museo si sviluppa anche all’aperto, nel piacevole giardino circostante il Santuario, dove sono ospitati gli attrezzi agricoli di grandi dimensioni (carro, aratro, seminatrice, ecc.), sapientemente restaurati da un gruppo di volontari locali che ha creato, negli anni, un vero e proprio laboratorio di manutenzione e conservazione, chiamato “Il Calesse”. È stato proprio grazie all’impegno dei volontari e alla collaborazione di esperti restauratori specializzati in legno e metallo, che nel 2006 è stata avviata questa esperienza di cantiere-scuola organizzato e finanziato dall’IBC, Istituto Beni Culturali dell’Emilia-Romagna. Si tratta di una soluzione ottimale, sia per la sostenibilità dei costi, sia per la forte motivazione che lega gli abitanti di Valliano al museo. Il calesse, uno dei primi oggetti restaurati, è oggi il simbolo di questa attività, documentata nel museo attraverso alcuni video. Periodicamente vengono organizzati corsi di restauro aperti al pubblico.

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Museo degli usi e costumi della gente di Romagna
Via Montevecchi, 41
0541-326206 0541-326206
Il MET racconta la storia di un popolo, la “gente di Romagna”, e si presenta come un’esperienza collettiva, nata attraverso ...
il lavoro del volontariato locale e in continuo mutamento. Gli oggetti e gli strumenti esposti nelle sale interne e nel giardino che circonda il museo ci conducono alla scoperta dell’anima rurale del territorio meridionale romagnolo, racchiuso tra montagne e litora-le. Il percorso museale è organizzato in sezioni. “E ti dirò chi sei” è la sezione dedicata alla famiglia e alla comunità, “luogo” per eccezione di tradizione, storia e cultura. L’identità dell’uomo è la sua casa, il suo abbigliamento, la sua alimentazione, la lingua parlata (il dialetto) con finestre aperte ai nuovi ingressi, alle nuove esperienze di vita. Nel territorio di Santarcangelo le produzioni agricole principali erano quelle vitivinicole e cerealicole. Sono stati censiti oltre 160 mulini a trasmissione diretta, ovvero a ruota orizzontale. Il mulino era luogo per eccellenza maschile, marginale, isolato e pericoloso. Alle donne veniva spesso detto di non andare mai al mulino “perché t’infarini”: in tale affermazione si nascondono anche credenze mistiche che, legate a questi luoghi, ritroviamo un po’ in tutta Europa. Come quella dei Folletti, ad esempio, che magicamente macinavano quando di notte non si lavorava. Storie che oggi vengono raccontate ai bambini che frequentano il museo con le loro scuole. Imbocchiamo la “via del grano” disseminata di attrezzi e saperi, che rappresenta la stagionalità del lavoro nei campi. Possiamo ammirare una collezione di pagliai: la paglia in parte veniva usata nelle stalle, come foraggio e lettiera, e in parte intrecciata per realizzare oggetti di molteplice uso. Molto particolare è la cesta per asciugare i panni, aperta in basso per essere messa sopra le braci. Da qui si passa alla sezione “tra trama e ordito” dedicata alla filatura e tessitura di canapa, lino e cotone. Il telaio era in tutte le case contadine, ad esso era solitamente dedicata una camera dove si radunavano di sera le donne della famiglia. Questa lavorazione ha via via assunto un’importanza fondamentale nell’economia locale per la confezione di tovaglie e per l’antica pratica della produzione delle coperte per i buoi, stampate spesso a quadrettature geometriche con simboli di Santi protettori. “A ferro e fuoco” è la sezione dedicata all’officina, luogo dove la forza dell’uomo vince su quella del metallo. Sorprendente la collezione di caveje, strumento con funzione di perno per bloccare il giogo, portato da due buoi, con il timone usato per frenare l’avanza-mento di aratri, erpici e carri. Oltre alla funzione lavorativa, la caveja ha innumerevoli valenze simboliche. Il giovedì santo veniva smontata dal giogo e gli anelli musicali si legavano come forma di rispetto per i morti, proprio come vengono legate le campane delle chiese. L’árzdora la utilizzava per riconoscere il sesso del nascituro. L’uomo di casa la sollevava al cielo per bloccare l’arrivo del temporale. Per la difesa della semina al mattino, di buon’ora, si andava nei campi con una croce di canna e una caveja. Piantata la croce, si alzava la caveja al cielo, facendola suonare per scac-ciare le forze maligne. E ancora tan-te, tante altre funzioni venivano attri-buite a questo strumento allegorico della vita rurale romagnola.

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Prodotti DOP e IGP sul cammino

Casciotta di Urbino Dop

Casciotta di Urbino Dop

Casciotta o caciotta è un nome usato per designare il formaggio, di circa un chilo di peso, prodotto soprattutto nell`Italia centrale. Di forma cilindrica, piatta e a scalzo basso con facce arrotondate, a pasta semicotta, ...
friabile e compatta, è prodotto con latte intero di pecora (70-80%) e vaccino (per il restante 20-30%). Si produce solo da aprile a settembre e si caglia il latte alla temperatura di mungitura. La Casciotta di Urbino è utilizzata come formaggio da tavola ed ha un sapore piuttosto dolce dovuto al grasso sulla sostanza secca che non può essere inferiore al 45%. La zona di produzione comprende la provincia di Pesaro e Urbino e il Riminese.

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Formaggio di Fossa di Sogliano Dop

Formaggio di Fossa di Sogliano Dop

L’infossatura che conferisce la maturazione e le caratteristiche organolettiche al formaggio è possibile solo nel territorio tradizionale che fa capo al soglianese, ma il formaggio (vaccino, pecorino o misto) può provenire da un’area più vasta. ...
E’ prevista una sola infossatura estiva, per una permanenza del formaggio in fossa di 80-100 giorni. Le caciotte, dal peso da 0,6 a 2 kg, si presentano al consumo leggermente deformate a causa del sistema di stagionatura. Le forme infatti vengono accatastate, chiuse dentro a sacchi di panno, in antiche fosse a forma di fiasco, scavate nella roccia di tufo per una profondità di circa tre metri. Questa infossatura, che sembra risalire a una tradizione nata in epoca medievale, dona al formaggio stagionato un sapore decisamente piccante e persistente, sapido, gustoso e saporito, l’odore è intensamente aromatico, con sentori di zolfo, sfumature erbacee con ricordi di cumino.

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Grana Padano Dop

Grana Padano Dop

Il Grana Padano Dop è un formaggio semigrasso a pasta dura, ottenuto da latte di vacca e prodotto attraverso il coagulo con caglio di vitello e la fermentazione con batteri lattici. La maturazione naturale viene ...
effettuata conservando il prodotto in ambiente naturale con temperatura da 15 a 22°C. Di forma cilindrica e dal diametro che va da 35 a 45 cm, presenta un colore della pasta bianco o paglierino e un sapore fragrante. Dal 1996 si fregia del marchio Dop che garantisce lo standard di qualità in tutte le fasi di produzione: dal tipo di foraggio per le mucche alla lavorazione casearia, al confezionamento. Il marchio è tutelato dal Consorzio Tutela del Formaggio Grana Padano.

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Salamini Italiani alla Cacciatora Dop

Salamini Italiani alla Cacciatora Dop

La tradizione di questo prodotto si lega all’area collinare lombarda, da cui si è allargata a parte dell’Italia. Il nome fa riferimento all’utilizzo, essendo facilmente trasportabili, da parte dei cacciatori durante le escursioni. I salamini ...
vengono prodotti con carni magre di suino; hanno un peso massimo di 500 grammi. Il colore è rosso rubino, con granelli di grasso uniformemente distribuiti, il gusto è dolce e delicato. La zona di produzione comprende diverse zone delle regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Abruzzo, Lazio e Molise.

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Cotechino di Modena Igp

Cotechino di Modena Igp

Il cotechino nacque, secondo la tradizione, durante l’assedio del 1551 a Mirandola (lo stesso assedio che diede i natali al suo parente stretto, lo zampone), quando gli abitanti assediati cominciarono a insaccare la carne di ...
maiale nella cotenna per conservarla più a lungo. Il cotechino, consumato tradizionalmente nei cenoni invernali, è fatto con un impasto di carne magra, grasso e cotenne in proporzione di circa 1/3 ciascuno. È insaccato in budello di suino, poi asciugato al fuoco di bracieri (non sempre) e dopo circa un mese di stagionatura è pronto. Il Cotechino di Modena può essere commercializzato, previo asciugamento, sia come prodotto fresco, da consumarsi dopo una prolungata cottura, o come prodotto cotto.

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Mortadella di Bologna Igp

Mortadella di Bologna Igp

La Mortadella, regina degli insaccati, vanta origini antichissime. La denominazione sembra derivare dal Mortarium romano, utensile utilizzato per schiacciare la carne di maiale. Nel 1300 la ricetta della mortadella venne comunque codificata dalla Corporazione dei ...
Salsamentari di Bologna, tutta fatta di carni suine selezionate, di misteriosi quanto segreti ‘condimenti’ e di sistemi di cottura elaboratissimi; una mortadella media oscilla tra i 30 e i 40 chilogrammi (il classico sigaro o siluro che trionfa da decenni nelle salumerie), ma in commercio ci sono anche mortadelle più piccole di 12-14 chilogrammi. Il budello, che accoglie l’impasto, può essere di vescica naturale o sintetico, non deve mancare la legatura a mano con le corde incrociate.

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Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp

Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp

La denominazione Igp, riconosciuta per il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale, è riservata alle carni prodotte da bovini, maschi e femmine, di pura razza Chianina, Marchigiana e Romagnola, d’età compresa tra 12 e 24 mesi. I ...
vitelli devono essere allattati naturalmente dalle madri fino al momento dello svezzamento. L’allevamento previsto è esclusivamente a stabulazione libera o a posta fissa. La razza Romagnola, diffusa nelle province di Rimini, Forlì-Cesena, Bologna, Ravenna e Pesaro-Urbino, ha trovato crescente apprezzamento tra i consumatori per le caratteristiche organolettiche di qualità superiore della sua carne.

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Zampone di Modena Igp

Zampone di Modena Igp

Lo zampone affonda le sue origini nell’antica tradizione contadina, che, soprattutto in tempi di povertà, imponeva di utilizzare tutte le parti del maiale macellato. E’ un sapiente trito di cotenna e parti grasse del maiale ...
insaporito con aromi, ed insaccato nel caratteristico zampetto svuotato. Lo zampone si trova in commercio sia come prodotto fresco, previo asciugamento in stufa ad aria calda, sia come prodotto precotto, confezionato in contenitori ermetici e sottoposto a trattamento termico in autoclave a una temperatura minima di 115 °C. L’abbinamento classico dello zampone è con il contorno di purè, di lenticchie o di fagioloni, consumato tradizionalmente per le feste natalizie.

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Squacquerone di Romagna Dop

Squacquerone di Romagna Dop

Lo squacquerone è un formaggio fresco, prodotto nelle province di Forlì, Ravenna, Rimini, Imola, Ferrara e Bologna. E’ tra i più tipici formaggi di Romagna, ottenuto da latte intero vaccino pastorizzato con l'aggiunta di fermenti ...
lattici, sale e caglio. E’ caratterizzato da spiccata cremosità e spalmabilità, da pasta di colore bianco, madreperlaceo, senza crosta né buccia, da un sapore gradevole con una punta acidula. Viene usato come ingrediente per fare il ripieno dei cappelletti e si sposa magnificamente con la piadina.

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Agnello del Centro Italia Igp

Agnello del Centro Italia Igp

E’ l’agnello nato e allevato nel territorio dell’Italia centrale (in Abruzzo, sulle colline e montagne dell’Emilia Romagna, nel Lazio, Marche, Toscana e Umbria), ottenuto da una popolazione di ovini storicamente presente in questo areale, ad ...
attitudine indifferenziata, detta genericamente “appenninica” e dalla quale si sono generate le attuali razze locali che danno origine a un agnello da carne di ottima qualità. Generalmente il colore della carne è rosa chiaro o rosa e presenta una equilibrata copertura di grasso. Il colore è molto importante per il fatto che il consumatore tiene conto di questo parametro per valutare “ad occhio” la tenerezza e la freschezza del prodotto.

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Piadina romagnola Igp

Piadina romagnola Igp

La Piadina Romagnola o Piada Romagnola Igp è un prodotto a base di farina di grano tenero con aggiunta di acqua, grassi, sale e alcuni ingredienti opzionali. All’atto dell’immissione al consumo si presenta di color ...
bianco-avorio con macchie caratteristiche ambrate di varie dimensioni e tonalità sui due lati, e con sapore fragrante e odore caratteristico simile a quello del pane appena sfornato. E’ una protagonista indiscussa delle tavole di Romagna, simbolo di una tradizione contadina, che da pane “dei poveri” è divenuto prodotto di larghissimo consumo, gustata in compagnia di salumi, affettati, formaggi, salsiccia, verdure gratinate o erbette, senza disdegnare la farcitura dolce.

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