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La Bisaccia del viandante

foto di Living Ravenna -  sezione Bisaccia del viandante - Cammino di Sant'Antonio

Bisaccia del viandante

Dalle specialità casearie alle produzioni di qualità e tradizionali, ai vini Doc e Docg che si possono assaggiare lungo il cammino.
Alla scoperta del ...
del tesoro enogastronomico dell’Emilia-Romagna.
Un progetto per la valorizzazione e promozione delle produzioni tipiche e di qualità lungo i Cammini sviluppato in accordo con l’Assessorato regionale all’Agricoltura.

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foto di winefoodemiliaromagna.com -  sezione Prodotti DOP e IGP - Cammino di Sant'Antonio

Prodotti DOP e IGP

Scopri i magnifici 44 prodotti DOP e IGP che caratterizzano le produzioni agrolimentari di qualità della Regione Emilia-Romagna. 
Coppia Ferrarese IGP, Salama da Sugo IGP, ...
, Cappellacci di Zucca ferraresi IGP, Pampapato Pampepato di Ferrara IGP. Pera dell’Emilia-Romagna IGP, Mortadella Bologna IGP, Patata di Bologna DOP, Olio Extravergine di Oliva di Brisighella DOP, Agnello del centro italia IGP, Vitellone Bianco dell’Appennino centrale iIGP, Scalogno di Romagna IGP, Piadina Romagnola IGP.

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Strutture Produttive

Cantina di Argelato
Via Centese, 17
+39 051 897466 +39 051 897466
Produzione Vini DOC del Reno e altri prodotti tipici
A scuola di gusto
Via Cesare Gnudi, 5
+39 051 415 5711 +39 051 415 5711
Scuola di cucina e dolci
ABC - Alce Bologna Cucina
Via Santo Stefano, 164
+39 051 0560300 +39 051 0560300
Scuola di cucina e degustazione
Associazione Il Salotto di Penelope - chiacchiere e cucina
Via San Felice, 116/g
+39 051 6493627 +39 051 6493627
Incontri a tavola, catering, cucina a domicilio, team building per aziende, eventi privati.
Autentici sfoglini - Gruppo Girasole
Via dello Scalo, 3/2
+39 051 6211258 +39 051 6211258
Scuola di cucina
Bologna Gourmet a Casa Ilaria
Largo Respighi, 8
+39 335 5336613 +39 335 5336613
Scuola di cucina
Carmelita's Cook Italy
Via Marsala, 16
+39 349 0078298 +39 349 0078298
Scuola di cucina e degustazione
Centro Natura
Via degli Albari, 4a
051 235643 051 235643
Scuola di cucina
CIBO-Culinary Institute of Bologna
Via Augusto Righi, 30/b
+39 051 0566087 +39 051 0566087
Scuola di cucina e degustazione
Corsi di cucina di Rita Mattioli
Via San Vitale, 53
+39 348 3410168 +39 348 3410168
Scuola di cucina e degustazione
Cultura Italiana Bologna Cucina
Via del Pratello, 46
+39 335 217893 +39 335 217893
Scuola di cucina e degustazione
Il Piacere del Gusto
Via Milazzo, 5/a
+39 051 0567798 +39 051 0567798
Scuola e degustazione pasta fresca
Il Salotto del Buongusto
Via della Berleta, 28
393 1041282 393 1041282
Scuola di cucina e degustazione
La Vecchia Scuola Bolognese
Via Galliera, 11
+39 051 6491576 +39 051 6491576
Scuola di cucina e degustazione
Le Cesarine
Via Caprarie, 5
+39 051 220797 +39 051 220797
Scuola di cucina
Maison Madeleine
Via San Felice, 63/a
051 6493650 051 6493650
Scuola di cucina e dolci
Nonna Carla
Piazza Giovanni XXIII, 20
051 567086 051 567086
Produzione pasta fresca e biscotteria, Corsi di pasta fresca
Otto in cucina - Associazione enogastronomica
Via del Genio, 8
333 5357265 333 5357265
Scuola di cucina e dolci
Sapore di Casa - Cucine dal Mondo a Bologna
Via F. Barbieri, 52
+39 328 0369751 +39 328 0369751
Scuola di cucina
Taste of Italy
Via Gustavo Modena
Scuola di cucina
Terra di Brisighella s.c. Agricola (CAB)
Via Strada, 2
0546 81103 0546 81103
Produzione e vendita di olio extra vergine di oliva
Azienda Agricola Assirelli "Cantina da Vittorio"
Via Monte del Re, 31/P
+39 0542 678303 +39 0542 678303
Produzione, degustazione e vendita Vini
Azienda Agricola Gandolfi
Via Loreta Berlina, 1/2
+39 0542 77012 +39 0542 77012
Produzione, degustazione e vendita Vini
Villa Spadoni - Fattoria Cornacchia
Via Gesso, 9
+39 0542 92625 +39 0542 92625
Produzione, degustazione e vendita Vini
Giardino di erbe aromatiche Caber
Via Cadriano, 3
+39 051 765020 +39 051 765020
Giardino di Erbe Aromatiche
Pasticceria Gino Fabbri
Via Cadriano, 27/2
+39 051 505074 +39 051 505074
Pasticceria dolce e salata, dolci, torte da cerimonia, praline, uova di Pasqua
Fondo Cà Vecja
via Montanara, 333
+39 0542 665194 +39 0542 665194
Produzione e vendita Vini
Tenuta Poggio Pollino
Via Monte Meldola, 2/t
+39 0542 667121 +39 0542 667121
Produzione Vini e Ristorante
CA' SCARANI AZ. AGR.
Via Dell'Osservanza, 41
051 333627 051 333627
MARTA VALPIANI AZ. AGR.
Via Bagnolo, 156/158
0543 769598 0543 769598
Produzione vitivinicola
CORTE SAN RUFFILLO AZ. AGR.
Via San Ruffillo, 1
0543 934674 0543 934674
Agriturismo: produzione vino e frutta e verdura
NICOLETTA MADRIGALI AZ. AGR.
Via Croara, 7/H
051 6251905 051 6251905
azienda agricola biologica: vini DOP Colli Bolognesi e olio
Cantina Sociale di Argelato
Centese 17
051-897466 051-897466
Fondata nei primi anni ‘70, la cantina vinifica buona parte delle uve che vengono prodotte sul fiume Reno. La società ...
lavora le uve che riceve dai 300 soci conferenti. I 300 ettari vitati si estendono in diversi comuni della provincia bolognese.

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La Battagliola
Castiglione 113
051-0929016 051-0929016
Nata nel 2000, l’azienda possiede 26 ettari di terreno a Piumazzo (Mo) coltivati a vite su un terreno a prevalenza ...
ghiaioso, la cui coltivazione a monovitigno si identifica nel lambrusco grasparossa.

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CAB Brisighella
Strada 2
0546-81103 0546-81103
Nata nel 1962 dall’idea di alcuni viticoltori, dal 1975 è anche frantoio. Oggi i soci sono 600 e da 1000 ...
ettari vitati producono vini tipici che commercializzano direttamente in alcuni punti vendita e sul web.

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Il Teatro
Vicolo Casette
335-1358688 335-1358688
Nata nel 2012, l’azienda è dislocata a Fognano di Brisighella e Modigliana e coltiva in 2,5 ettari sangiovese e albana ...
di Romagna, i vitigni più rappresentativi del territorio.

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La terra degli dei
Via Stradello 3
338-6273774 338-6273774
Fondata nel 2011, l’azienda agricola La terra degli dei si estende su 35 ettari di terreno collinare, 20 dei quali ...
coltivati a vigneto con sangiovese, merlot, cabernet sauvignon e chardonnay. Produce anche olio.

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Vigne di San Lorenzo
Campiume 6
339-1137070 339-1137070
Nel 1998 Filippo Manetti ha acquistato una piccola borgata di origine medievale chiamata Campiume, completamente circondata da vigne. Sia in ...
vigna che in cantina vi è il rispetto della tradizione e la produzione è biologica certificata.

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Villa Liverzano
Valloni 47
0546-80461 0546-80461
L’azienda sorge in un’antica villa nella zona della Vena del Gesso. Coltiva a vigneto 3 ettari di terreni ricchi di ...
arenarie di gesso e poco argillosi.

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Collina
Paglia 19
0546-81095 0546-81095
Nata nel 2002, ma ufficialmente rinata nel 2015, questa azienda è situata su una dorsale collinare a circa 300 m ...
s.l.m. e si estende su 3,6 ettari di terreni sabbiosi di medio impasto. Vengono coltivate uve sangiovese, merlot e cabernet sauvignon.

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Vigne dei Boschi
Tura 7/A
347-1404604 347-1404604
L’azienda si trova a Valpiana di Brisighella e si estende su 35 ettari di terreni marnoso arenacei, di cui 6,5 ...
vitati. La conduzione dei vigneti segue i dettami dell’agricoltura biodinamica.

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Tenuta Colle degli Angeli
Valsellustra 47/a
0542-684622 0542-684622
Dal 2006, l’azienda coltiva 6 ettari di vigneto in Valsellustra, sulle colline argillose tra Imola e Dozza. Le uve coltivate ...
sono albana, sangiovese, pignoletto e merlot.

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Fratta Minore
Via Scorticheto 2705
051-6951807 051-6951807
Fondata nel 2007, l’azienda è situata sulle colline di Castel San Pietro Terme. I terreni vitati, che si estendono per ...
r 4,5 ettari, ricchi di inclusi calcarei, sono coltivati con metodo biologico.

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Assirelli - Cantina da Vittorio
Via Monte del Re 31/p
0542-678303 0542-678303
L’azienda sorge sulle colline di Dozza. Fondata 40 anni fa, si estende su oltre 16 ettari di vigneto coltivati con ...
vitigni locali e internazionali ricorrendo al metodo di “lotta integrata”.

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Le Siepi di San Giovanni
Via Montanara Levante 11
0542-92560 0542-92560
Nata agli albori del secolo scorso, l’azienda coltiva a vite 12 ettari di vigneto. La moderna cantina produce vini caratterizzati ...
da spiccata tipicità. Completano l’azienda una tenuta di circa 40 ettari, una trattoria romagnola e una suggestiva enoteca.

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Tenuta Montecatone
Pieve Sant’Andrea 2
0542-42625 0542-42625
Su un terreno a 280 metri s.l.m., la Tenuta Montecatone si estende per 42 ettari, 26 dei quali vitati a ...
sangiovese, albana, merlot e cabernet. I vigneti giovani e vigorosi si trovano su un terreno ghiaioso a medio impasto.

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Fondo Cà Vecja
Via Montanara 333
0542-665194 0542-665194
I vigneti del Fondo Cà Vecja si estendono su 19 ettari. La cantina ha vasche termocondizionate e botticelle in legno ...
per l’affinamento dei vini rossi.

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Rontana
Rontana 56/A
030-736094 030-736094
L’azienda Rontana nasce nel 2000 e possiede 6 ettari di vigneti situati a 400 metri d’altitudine, che godono di un ...
microclima ideale per le maturazioni prolungate. Coltiva sangiovese, cabernet sauvignon e merlot.

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Castelluccio
Tramonto 15
0546-942486 0546-942486
Vittorio Fiore, che nei primi anni ‘80 creò come consulente i vini di Castelluccio, dal 1999 ha acquistato la quota ...
di maggioranza. Sulle colline di Modigliana si trovano i “ronchi”, microzone dove sono coltivati sangiovese, sauvignon blanc e cabernet sauvignon in 12 ettari vitati.

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Balia di Zola
Casale 11
0546-940577 0546-940577
Fondata nel 2004, l’azienda si estende su 15 ettari di vigneti, uliveti e boschi disposti ad anfiteatro intorno a un ...
vecchio casolare. Scopo dell’azienda è valorizzare il Sangiovese delle colline di Modigliana.

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Cantine Intesa
Provinciale Faentina 46
0546-619111 0546-619111
L’azienda porta avanti la valorizzazione di vitigni territoriali, in particolare del sangiovese, nei 44 ettari vitati. Nella cantina di Modigliana ...
vinifica le migliori uve, frutto di un’accurata selezione.

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Casetta dei Frati
dei Frati 8
0546-940628 0546-940628
L’azienda si trova sulle colline marnose di Modigliana. Nel podere si trovano 8,5 ettari di terreni vitati rinnovati con nuovi ...
vigneti, l’ultimo di sangiovese, ad alta densità d’impianto.

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Lu.Va.
C. A. Dalla Chiesa 70
0546-942580 0546-942580
Azienda a conduzione familiare fondata nel 2000 da Luciano e Valerio, riunisce i vigneti di Podere Ceretola e Podere Cucculia, ...
dove sono coltivati sangiovese, trebbiano, cabernet sauvignon, chardonnay e ciliegiolo. Degustazioni con specialità tipiche su prenotazione.

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Torre San Martino
San Martino in Monte
06-69200627 06-69200627
Fondata nel 2000, su 10 ettari vitati tra Brisighella e Modigliana l’azienda porta avanti un progetto di valorizzazione del terroir, ...
nel rispetto dell’ambiente e dei vitigni autoctoni, tra cui il sangiovese e l’abana.

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Villa Papiano
Ibola 24
0546-941790 0546-941790
Villa Papiano è nata nel 2000 per realizzare un ambizioso progetto vitivinicolo e di recupero ambientale. Si estende su 60 ...
ettari, 10 dei quali sono vitati con merlot, savignon bianco, albana e altri vitigni autoctoni.

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Tenuta Palazzona di Maggio
Panzacchi 16
335-397030 335-397030
La famiglia Perdisa coltiva da tre generazioni i terreni collinari della tenuta, che prende il nome dalla settecentesca villa Palazzona ...
di Maggio. I vigneti sono a cordone speronato con un’alta densità per ettaro.

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Fattoria Nicolucci
Umberto Primo 21
0543-922361 0543-922361
Nel 1885 la famiglia Nicolucci diventa proprietaria delle cantine della rocca di Predappio Alta, dove dal 1823 si produce sangiovese ...
di alta qualità. Oggi Alessandro, forte dell’esperienza del padre, conduce l’azienda dove vigne, territorio e clima sono una cosa sola.

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Zanetti Protonotari Campi
Villa I Raggi 40
0543-922390 0543-922390
L’azienda ha sede nella Villa dei Raggi, che nel 1800 apparteneva al conte Giuseppe Campi, fondatore della cantina e premiato ...
all’esposizione internazionale di Parigi del 1889. La famiglia Zanetti coltiva oggi su 17 ettari vitati sangiovese, trebbiano, albana e chardonnay.

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L’Azdora
Vangaticcio 14
0544-497669 0544-497669
Il nome del vitigno “Uva del Tundè” deriva da Primo Tondini, che la sperimentò tra il 1932 e il 1956. ...
La figlia Ines salvaguardia oggi la varietà creata dal padre, coltivando le uve in regime biologico certificato.

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Quadalti
Caduti di Torranello 19
0546-74105 0546-74105
Fondata negli anni 70 dai fratelli Bruno e Luciano e gestita oggi dai figli Davide e Marco, l’azienda ha 15 ...
ettari vitati sulle colline di Riolo Terme, dove coltiva sangiovese, trebbiano, albana, pinot bianco, pignoletto e cabernet sauvignon. Ha una consolidata produzione di vini genuini e di qualità.

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Tenuta Santa Cecilia alla Croara
Croara 7/H
051-6251905 051-6251905
Azienda agricola biologica situata nel Parco dei Gessi e dell’Abbadessa, su 6 ettari vitati coltiva i vitigni tradizionali del territorio ...
bolognese.

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Tomisa
Via Idice 43/a
333-2650577 333-2650577
Nel Parco Regionale dei Gessi e Calanchi dell’Abbadessa, tra punti panoramici e sentieri Cai, l’azienda coltiva a regime biologico 15 ...
ettari di vigneto valorizzando le uve tipiche di questa zona.

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Museo della civiltà contadina “Istituzione Villa Smeraldi”
Via Sammarina, 35
051-891050 051-891050
Nel bolognese esploriamo due musei dedicati rispettivamente al mondo contadino di pianura, il Museo della civiltà contadina di San Marino ...
di Bentivoglio, e della montagna, il Museo Laborantes di Castelluccio di Porretta Terme. Una delle caratteristiche principali del Museo di Bentivoglio, situato all’interno della splendida ex tenuta agricola di Villa Smeraldi, è rappresentata dalla capacità di trasmettere al visitatore, attraverso una rinnovata modalità espositiva, la spinta innovativa e la capacità di adattamento dell’uomo coinvolto nei lavori di campagna. La società rurale della pianura bolognese è qui raccontata, in un arco di tempo che va da metà Settecento al Novecento, da diversi punti di vista: proprietari, mezzadri, braccianti delle valli e delle risaie, ambulanti. Grazie anche alla collaborazione con la Facoltà di Agraria di Bologna. Già al primo sguardo il visitatore è catturato da un’imponente installazione che simboleggia la fatica dei mezzadri: un carro pieno di oggetti, tutto ciò che una famiglia di contadini possedeva, pronto per uno dei periodici spostamenti da un podere all’altro alla ricerca di migliori condizioni di vita e di lavoro.

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Istituto nazionale di apicoltura
Via di Saliceto, 80
051-353103 051-353103
A Bologna, nella sede dell’Istituto nazionale di apicoltura, c’è una ricca esposizione di arnie e attrezzi usati in passato per ...
l’allevamento di questi preziosi insetti. Un interessante percorso didattico e sensoriale. La casa delle api svela tutti i segreti del miele L’Istituto Nazionale di apicoltura di Bologna offre una curata esposizione di usi e costumi legati al “nettare degli dei” e, non a caso, sorge proprio nel territorio che vide nascere l’apicoltura moderna. La parola miele sembra derivare dal termine “ittita melit” e per millenni ha rappresentato per l’uomo l’unico alimento zuccherino concentrato. In Egitto era molto apprezzato, come dimostrano i vasi rinvenuti nelle tombe dei faraoni, dove il prodotto, ermeticamente chiuso, si conservava perfettamente. Gli egizi lo usavano anche nella cura dei disturbi digestivi e per la preparazione di unguenti medicali. I sumeri lo impiegavano per creme a base di argilla, acqua e olio di cedro; i babilonesi per cucinare, mentre i greci lo consideravano il “nettare degli dei”. Nella pianura padana, in Emilia-Romagna in particolare, l’allevamento delle api è da sempre praticato, e proprio qui, tra fine ‘800 e inizio ‘900, furono gettate le basi per l’apicoltura moderna. Non è un caso, quindi, che a Bologna si trovi l’Istituto nazionale di apicoltura, sede del museo dedicato a questo prezioso alimento. Anche se le prime tracce di arnie costruite dall’uomo risalgono al sesto millennio, soltanto con l’invenzione dell’arnia a favo mobile, ideata da Giovanni Dziezon, parroco di Karlsmarkt (Islesia), l’allevamento delle api diventa una pratica razionale. Questo modello, infatti, permette una più agevole estrazione dei favi appesi su supporti, senza alcuna distruzione e uccisione degli insetti; un esemplare di quest’arnia, che segna un passaggio storico per l’apicoltura, è in mostra al museo insieme ad altri numerosi modelli, impiegati nei secoli passati, poi sostituiti da tipi più razionali che hanno però mantenuto gli stessi principi di uso e funzionamento. Si tratta di strutture costruite con i materiali più vari, che gli apicoltori trovavano in loco. La mostra testimonia la fantasia e l’ingegno dei nostri antenati come, ad esempio, l’arnia romagnolo-marchigiana, caratteristico esempio di adattamento locale del tipo americano, o ancora un’arnia in corteccia di sughero, di probabile origine sarda, e un’altra di tufo; siciliana è invece quella villica dei primi del ‘900, realizzata in corteccia di ferula. Il pezzo forte della collezione è il magnifico smielatore modello Rauschenfels della seconda metà dell’800, ancora funzionante, uno dei primi usati in apicoltura. All’interno del museo sono esposte diverse attrezzature, tra cui le gabbiette per il trasporto e la spedizione di api regine, l’affumicatore per tranquillizzare gli insetti e gli strumenti per l’introduzione delle celle reali. Molto suggestivi i modellini in legno di apiari ispirati alle tradizioni regionali italiane, che fanno vedere al visitatore piccoli spaccati di villaggi del secolo scorso. Una struttura punto di riferimento in Italia L’Istituto nazionale di apicoltura (INA) fu fondato nel 1933 per promuovere, incrementare e valorizzare le produzioni apistiche grazie al consiglio provinciale delle Corporazioni di Bologna, la Confederazione nazionale degli agricoltori e la regia Università della città felsinea. Successivamente, il ministero dell’Agricoltura e delle Foreste ha sostenuto quasi tutti gli oneri funzionali per l’attività di questa struttura che oggi è diventata il principale punto di riferimento in Italia per i problemi e le tematiche dell’apicoltura. Al momento della sua fondazione sorgeva all’interno dell’istituto di Zoocolture della facoltà di Agraria dell’Università di Bologna; nel 1997 fu realizzata una nuova sede, sempre nel capoluogo emiliano, finanziata dal Ministero per le Politiche agricole e provvista di strutture innovative e laboratori. Dal 1981 l’istituto dispone anche di un’unità operativa a Reggio Emilia, presso la facoltà di Agraria dell’Università di Bologna (corso di laurea in Scienze della produzione animale), adibita a centro di selezione dell’ape Ligustica (l’ape autoctona italiana) e laboratorio di inseminazione strumentale delle api regine. Si tratta del primo centro nazionale specializzato in questa tecnica e nella sua applicazione per i programmi di selezione genetica. Nel tempo, ha instaurato proficui rapporti di collaborazione con altri enti di ricerca per la realizzazione di studi relativi alla gestione di piani di profilassi territoriale e del servizio diagnostico. Nel 2004 l’Istituto entra a far parte del Cra, il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, con i seguenti compiti: • conservazione e selezione dell’ape italiana (Apis mellifera ligustica) e tutela della razza sicula; • controllo sulla sanità degli allevamenti apistici; • valorizzazione delle produzioni (caratterizzazione e qualificazione dei prodotti); • analisi economiche e di mercato connesse alla produzione di miele e degli altri prodotti dell’alveare; • rapporti tra ape e ambiente (biomonitoraggio e apidologia). Conoscere e gustare il "nettare degli Dei" I mieli dell’Emilia-Romagna sono prodotti in due grandi areali: la pianura padana, caratterizzata dalle fioriture di leguminose, prima fra tutte l’erba medica, e la fascia appenninica, ricca di piante nettarifere, tra cui primeggiano lupinella, sulla, castagno, rovo, pruno selvatico e, più in alto, mirtillo ed erica. Numerosissimi sono i tipi di miele in commercio ed ognuno porta con sé le caratteristiche della fioritura dalla quale prende vita: quello di castagno, ad esempio, è uno dei più apprezzati per il suo gusto deciso e il retrogusto amarognolo. Al contrario, il miele di erba medica è molto delicato, quasi neutro e spesso di colore molto chiaro. Per apprezzare le qualità del miele, bisogna saperlo degustare e riconoscere. Proprio con questo scopo, da più di vent’anni l’INA organizza corsi di formazione: di primo livello (corso di introduzione all’analisi sensoriale) aperto a tutti, e di secondo livello (corso di perferzionamento in analisi sensoriale del miele), riservato a chi ha partecipato al primo corso e che si conclude con un vero e proprio esame di idoneità al ruolo di degustatore. Al termine del percorso formativo si può entrare a far parte dell’albo nazionale degli esperti in analisi sensoriale del miele. I corsi si svolgono a gennaio e a novembre di ogni anno (per maggiori informazioni, consultare il sito www.inapicoltura. org). Il museo ospita spesso scolaresche, con percorsi studiati per le diverse esigenze didattiche. L’INA organizza inoltre incontri e seminari a tema come quello su “Abbinamento di miele con salumi e formaggi”.

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Museo all'aperto dell'Olio di Brisighella
Via Strada, 2
0546-81103 0546-81103
L’olio extravergine che si produce nelle terre collinari di questo borgo medievale faentino è stato il primo ad ottenere la ...
Dop. Oggi un percorso lungo le strade dell’areale, porta alla scoperta della pianta e del ciclo produttivo. Una gita all'aperto tra gli olivi di Brisighella Il museo dell’olio di Brisighella è una delle azioni più recenti per valorizzare il patrimonio olivicolo secolare di queste terre e l’intero ciclo produttivo: dalla cura della pianta fino alla vendita del prodotto. Da Faenza a Firenze in pochi chilometri di strada si attraversa un paesaggio così diverso per fisionomia dalla pianura, da farcela dimenticare. Siamo a Brisighella, borgo medievale al centro dell’areale dell’olivo brisighellese il cui microclima specifico e la natura del suolo hanno favorito la selezione di alcune cultivar autoctone che conferiscono caratteristiche di tipicità all’olio extravergine qui prodotto. Il museo dell’olio di Brisighella, realizzato nell’ambito dell’iniziativa comunitaria Leader Plus, è un percorso all’aperto che si snoda lungo le strade dell’areale, individuate proprio perché esse racchiudono il giacimento più antico ed insieme il sito più moderno per la produzione dell’olio: il Frantoio sociale presso la Cooperativa agricola brisighellese (Cab). Il percorso conta sette soste segnalate da nicchie informative. Si parte da via Valletta: un territorio caratterizzato da una predominante esposizione a sud dei pendii collinari disposti ad anfiteatro con piantagioni di ulivo che risalgono a centinaia di anni fa. Durante il percorso ci si imbatte nei “casotti”, piccoli fabbricati adibiti a servizio del coltivatore. Si prosegue lungo il percorso per un incontro ravvicinato con le piante: circa novantamila olivi nell’areale di Brisighella, l’80% dei quali appartiene alla varietà Nostrana di Brisighella, da cui si produce il prestigioso olio extravergine, che è stato il primo in Italia ad ottenere, nel 1996, la Denominazione di origine protetta (Dop). Se si ha la fortuna di passare nella stagione della raccolta dei frutti (novembre) è facile assistere alla brucatura, la tradizionale raccolta delle olive operata manualmente. Varietà e coltivazione Tre sono i tipi di coltivazione: a vaso (con tronco ed alcune branche che partono dallo stesso punto e si sviluppano verso l’alto), a monocono (con tronco unico fino alla cima) ed a cespuglio (la pianta si sviluppa spontaneamente). Una breve passeggiata lungo il sentiero costeggiato da olivi consente di osservare anche piante di altre varietà, come ad esempio la Ghiacciola, varietà autoctona pressoché sconosciuta, utilizzata come impollinante, che produce splendidi frutti diversi da quelli della Nostrana per la particolare forma a limoncino. Dalla Ghiacciola si ottiene un prodotto esclusivo dalle caratteristiche marcate e facilmente riconoscibile: l’olio extravergine di oliva Nobildrupa. Nella quarta nicchia si gode lo spettacolo maestoso della Vena del Gesso romagnola con la sua vetta più alta, il monte Mauro: i gessi sono costituiti da ben sedici strati, rocce gessose e colline calanchive, eredità lasciata dall’evoluzione geologica del territorio. La quinta nicchia è collocata in prossimità dell’ingresso alto del parco del Carnè, un’oasi verde di 44 ettari, caratterizzata da ampie zone boschive di roverella, carpino nero, orniello, acero e sorbo. Il parco custodisce anche ambienti sotterranei che solo esperti speleologi possono visitare: grotte, abissi, doline ed inghiottitoi, a testimonianza della lunga e persistente attività carsica connessa alla presenza della catena del Gesso. Quest’ambiente così distante dall’olivo in realtà è strettamente funzionale alla coltura, in quanto offre protezione dalle correnti fredde. Muovendosi in direzione della sesta nicchia si entra in una zona di grande valore agricolo: via Valloni, che ci conduce dentro il giacimento dell’areale di produzione. Circondati da olivi, si osservano altre varietà: l’Orfana e la Colombina; in particolare dalla prima, che è un’oliva da tavola, si ottiene un olio monovarietale denominato “Orfanello”: fruttato, fresco, delicato, ottimo per l’alimentazione dei bambini. Gli impianti più recenti sono caratterizzati da un un sistema di coltura specializzata, mentre nei più antichi l’olivo è promiscuo con la vite. Questa promiscuità ha una ragione storica: in valle del Lamone la coltivazione dell’olivo era praticata soprattutto nelle proprietà terriere del clero. Le campagne erano coltivare perlopiù a vigna, con qualche centinaio di piante di olivo. Le famiglie contadine che lavoravano i terreni tenevano una piccola parte dell’olio per l’autoconsumo, la restante veniva commercializzata dall’amministrazione della proprietà. Questa situazione si è protratta nel tempo con alti e bassi, legati anche all’esodo dei contadini verso la pianura, fino a circa trent’anni fa. La svolta decisiva si ha nel 1970 con la Fondazione del Frantoio sociale da parte della Cooperativa agricola brisighellese, sede della settima nicchia museale. Qualche appuntamento… gustoso La visita al frantoio è interessante soprattutto durante il periodo di lavorazione (novembre-dicembre), quando è possibile prenotare visite guidate sia per scolaresche che per gruppi di turisti. Qui si trova anche un punto vendita ricco dei prelibati prodotti di Brisighella. Le domeniche di novembre offrono quattro importanti occasioni per associare la visita al museo con gustose iniziative quali “Le delizie del Porcello”, la “Sagra della pera Volpina e del formaggio stagionato”, “Sua maestà il tartufo” e soprattutto la “Sagra dell’ulivo”.

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Giardino delle erbe
Strada Provinciale per Prugno, Km 1.3
0546-73158 0546-73158
A Casola Valsenio, sulle colline faentine, c’è un luogo dedicato alle piante officinali. Un percorso originale che, tra laboratori e ...
terrazze coltivate, permette di capire come vengono utilizzate nella medicina e nella cosmesi. Nel giardino delle erbe trionfano colori e sapori Il Giardino delle Erbe, la cui attuale sede è stata inaugurata nel 1975, sorge in un luogo ideale che presenta fattori ecologici molto favorevoli a creare il microclima adatto alla flora officinale. Quasi come fosse un Eden incantato, durante tutto l’anno il Giardino delle Erbe di Casola Valsenio si presenta ai suoi visitatori in un continuo tramutarsi di colori e profumi. L’idea di dedicare un luogo alle piante officinali e la sua realizzazione si deve al professor Augusto Rinaldi Ceroni, pioniere dell’erboristeria italiana e originario di Casola Valsenio. La scelta di consacrare il paese romagnolo alle erbe non fu quindi casuale, ma nacque anche dalla particolare conformazione geografica e ambientale e dall’esposizione dei versanti di Casola Valsenio. Il giardino occupa una superficie di circa 4 ettari e conta oltre 450 specie di piante officinali utilizzate nella medicina, nella cosmesi e nella cucina. Spesso meta di gite scolastiche e visite guidate, questa particolare struttura dal 2002 fa parte delle fattorie didattiche e del circuito museale della Provincia di Ravenna. L’impronta del suo essere un museo, ancora prima che un luogo per la raccolta delle erbe, gli era già stata data dal fondatore, che ne ha sempre esaltato la natura educativa. Oltre al negozio, la struttura ospita edifici adibiti a laboratorio, una biblioteca, una mostra fotografica, i locali per l’essiccazione e la conservazione delle erbe ed una olfattoteca dove poter annusare, all’interno di otto cabine, estratti di altrettante erbe officinali qui riprodotte: finocchio, lavanda, issopo, estragone, timo, lavandino, menta e salvia officinale. Una straordinaria esperienza olfattiva Il percorso del giardino vero e proprio è organizzato a gradoni tematici. L’esperienza olfattiva è straordinaria. La prima terrazza, la più alta, ospita quelle d’interesse medicinale, come la valeriana, l’echinacea, la dulcamara, l’echinopo e tante altre ancora. Il susseguirsi delle stagioni e la necessità di adeguate rotazioni colturali fanno sì che il giardino si rinnovi in continuazione e appaia sempre diverso agli occhi dei frequentatori. La seconda terrazza è dedicata alle numerose piante da essenza profumata, tra le quali la lavanda, il gelsomino, tanti tipi di menta e le diverse salvie. La passeggiata è stata studiata anche per i non vedenti, a cui sono dedicate le schede in brail che completano il percorso dell’olfattoteca. Un’ampia terrazza è riservata alle piante officinali aromatiche per la ristorazione. Si tratta di piante molto importanti per l’economia locale, che hanno permesso di differenziare l’offerta gastronomica dei ristoranti: il dragoncello, l’erba cipollina, la maggiorana, lo zafferano, il rafano, lo strigolo, il rosolaccio, il tarassaco, la borragine, sono solo alcune delle erbe qui coltivate, che rimandano ai piatti locali o a cucine etniche. Una curiosità: la calendula, che spicca per la sua tonalità di arancio acceso, può essere usata per colorare risotti o insalate. Non mancano le piante mellifere e quelle da liquoristica, come la salvia selarea, non particolarmente profumata ma che in fioritura acquisisce un aroma caratteristico di moscato. Viene poi coltivato il famigerato assenzio, vietato all’uso sin dai primi del ‘900, perché contiene come principio attivo il tujone, sostanza che incide sul sistema nervoso. Il giardino ospita anche le piante da tisane: tra le più famose la camomilla, la malva, il finocchio, la menta piperita e il cartamo. Feste e mercatini per assaggiare e acquistare Ad una visita al giardino può essere abbinata una delle tante iniziative turistiche organizzate a Casola Valsenio, come l’ormai celebre “Festa dei frutti dimenticati”che si svolge nel centro storico del paese il terzo fine settimana di ottobre. Gli agricoltori presentano e commercializzano piccoli frutti autunnali, sapientemente raccolti e lavorati. Giuggiole, pere volpine, nespole, sorbe e corbezzoli, sono alcuni dei prodotti che un tempo rappresentavano l’alimentazione quotidiana della popolazione di queste colline e che oggi vengono trasformati in marmellate, vere leccornie per palati curiosi. “Erbeinfiore” è la giornata dedicata alla scoperta del giardino: solitamente si svolge l’ultima domenica di maggio, e vede impegnata la struttura museale in visite guidate, conferenze e laboratori a tema. La “Giornata della lavanda” è diventata il simbolo di Casola Valsenio e ad essa è dedicata anche una strada, che si può percorrere a piedi, in auto, in bicicletta, tra le colline inondate del profumo della pianta viola. Lungo la strada, ovviamente, si trova anche il Giardino delle Erbe. La giornata prevede anche visite ai “lavandeti”, guidate da esperti botanici che illustrano le varie cultivar presenti. Tra le iniziative più divertenti quella del “Piatto verde”, concorso organizzato dalla società dell’Alto Appennino faentino. Ogni anno viene scelto un tema su cui cuochi professionisti e non si cimentano nell’elaborazione di piatti fatti a base di erbe e fiori.

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Enoteca regionale Emilia-Romagna
P.zza Rocca Sforzesca
0542-678089 0542-678089
All’interno della Rocca Sforzesca di Dozza Imolese, al confine fra Emilia e Romagna, è custodito un patrimonio rappresentato da oltre ...
800 etichette, provenienti da più di 200 produttori associati. Enoteca di Dozza: il vino, il profumo e la sua storia Posta in un luogo simbolo del territorio, l’Enoteca Ragionale - nata nel 1970 - guida il visitatore alla scoperta dei vini regionali, tra le dolci colline e i suggestivi sotteranei del castello. E' questo un luogo consacrato a rappresentare e a promuovere una delle produzioni più caratteristiche dell’Emilia-Romagna: il vino. L’Enoteca regionale sorge nella Rocca Sforzesca di Dozza Imolese, che dal XIII secolo domina la vallata del Santerno. Siamo tra l’Emilia e la Romagna, sulle colline che idealmente uniscono due mondi così diversi per costumi e alimentazione. La prima Enoteca regionale è nata qui nel 1970. Successivamente, nella seconda metà degli anni ’70, l’Enoteca è stata riconosciuta, attraverso una legge regionale, quale unico ente dedicato alla promozione e valorizzazione dei vini dell’Emilia-Romagna. Ciò che rende così interessante questo luogo anche per il turista enogastronomo è la mostra permanente di vini emiliano-romagnoli: la più completa presente in regione, con oltre 800 etichette di vini prodotti da più di 200 produttori associati. La varietà del territorio, unita alle moderne tecniche vitivinicole, garantisce la produzione di una gamma di vini molto ampia e di grande qualità. La mostra si sviluppa negli antichi locali della Rocca, in quelli che un tempo erano i sotterranei del castello. Le opportunità offerte ai visitatori sono molteplici: si va dalla visita con sommelier al seguito fino a veri e propri corsi di formazione. La domenica, inoltre, è aperto un wine bar dove vengono organizzati banchi di assaggio, anche tematizzati, sulle tipologie di vino, sempre accompagnati da abbinamenti con prodotti locali. Il percorso dell’esposizione è organizzato come un “pranzo all’italiana”: antipasto, primo, secondo e dolce. La prima tappa è rappresentata dai bianchi spumante metodo classico e charmant e dai bianchi frizzanti non spumantizzati: Pignoletto dei Colli bolognesi, Malvasia di Parma e Ortrugo piacentino, solo per citarne alcuni. Un percorso inebriante Tra i bianchi fermi si passa dai più leggeri a quelli più strutturati: tra cui l’Albana di Romagna Docg, la cui area di produzione comprende anche Dozza. L’Albana è il primo vino bianco italiano ad aver ricevuto il prestigioso riconoscimento della Docg (Denominazione di origine controllata e garantita) nel 1987 e costituisce un vanto per la Romagna anche perché è di esclusiva produzione regionale. Viene prodotto nelle versioni secco, amabile, dolce e passito, il colore è paglierino dorato, ha profumi floreali e fruttati e buona struttura, si accosta bene ai piatti di pesce, ai frutti di mare e ai garganelli al ragù - piatto tipico della zona. Tra i vini bianchi troviamo ancora il Trebbiano, la Rebola delle colline di Rimini, il Pagadebit - altro vino romagnolo autoctono - e i vitigni internazionali, come il Sauvignon e il Chardonnet. Dalla prima sala della mostra si accede ai locali più bassi dei sotterranei, un tempo percorribili anche a cavallo. Qui troviamo un’antica imbottigliatrice a bilancino, una macchina per tappare le bottiglie e una gerla in legno per caricare a spalla l’uva. La temperatura dei sotterranei è pressoché costante tutto l’anno a 16 gradi, grazie ai muri di pietra larghi oltre due metri. I primi rossi che si incontrano sul percorso sono i frizzanti, di cui l’Emilia-Romagna è la maggiore esportatrice al mondo. Tra questi spiccano i Lambruschi, il Gutturnio e il Barbera. Di Lambruschi esistono quattro tipologie Doc: il Lambrusco reggiano, il Grasparossa, il Sorbara e il Salamino di Santa Croce. Negli ultimi anni si sono compiuti importanti progressi dal punto di vista della qualità e oggi il Lambrusco è tra i vini più conosciuti e apprezzati nel mondo. Tra i rossi fermi regionali la fa da padrone il Sangiovese di Romagna Doc,ottenuto dall’omonimo vitigno, che si distingue in numerosi cloni e che in altre regioni concorre alla produzione di famosi vini, come il Chianti e il Brunello di Montalcino. Nella mostra non mancano vini di uve recuperate e che oggi fanno parte del catalogo dell'agrobiodiversità regionale. Ne sono un esempio il Burson e il Centesimino. Nell’itinerario della mostra non manca uno sguardo agli aceti Balsamici e, in particolare, i due grandi aceti Dop regionali: l’aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia e quello di Modena. Per concludere i liquori, tra cui i più noti: il sassolino, il prugnolino, il nocino e le tante grappe. Una visita alla mostra non può prescindere da quella al castello, gestito dalla Fondazione Dozza Città d’Arte. Particolarmente interessanti sono le cucine, molto ampie, che conservano ancora i fuochi e gli utensili utilizzati in epoca rinascimentale, quando il cardinale Lorenzo Campeggi ne fece sua personale dimora. In estate, nel cortile interno della Rocca, si svolgono ogni anno manifestazioni a tema,come le “Sere d’estate fresche di vino” con degustazioni, spettacoli teatrali e musicali. Sempre a Dozza si tengono a maggio la “Festa del Vino”, a novembre la “Festa dell’Albana”e, con cadenza biennale, a settembre la rassegna del “Muro dipinto”: per tre giorni pittori da tutto il mondo giungono qui per confrontarsi nell’arte dei murales.

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Museo del pane Mulino sul Po
345-2424193 345-2424193
A Ro sorge una fedele riscostruzione di un mulino ad acqua come quelli di un tempo. Da qui si può ...
partire alla scoperta del territorio e gustare la famosa “coppia”. Il vecchio pane ferrarese che nasce sulla riva del Po Il Museo del pane “Mulino sul Po” diffonde la cultura del tipico pane ferrarese, attraverso la fedele ricostruzione di un caratteristico mulino, simile a quello descritto da Riccardo Bacchelli nel suo celebre romanzo. Per conoscere il fiume ed i mugnai Riccardo Bacchelli, autore del romanzo “Il Mulino del Po”, era solito fermarsi per ore sugli argini e nelle golene, impegnato nella raccolta di storie e leggende. I mulini ad acqua lungo il fiume, infatti, un tempo erano molto numerosi ma oggi non ve n’è più alcuna traccia. L’abitato di Ro, con l’antico borgo in origine dominio degli Estensi, sorge sulla sponda destra del Po e nei secoli passati ha subito più volte le inondazioni del fiume. L’economia è ancora oggi basata principalmente sulla produzione di cereali, attività qualificata e apprezzata a livello internazionale, a cui si è aggiunto recentemente il turismo, in forte espansione: ci troviamo in un luogo davvero incantevole, sospeso tra terra e acqua. Il mulino è stato ricostruito dal Comune con un finanziamento dell’Unione europea, sulla base delle indicazioni relative al progetto di un mulino riportate in un’antica stampa del 1850, che oggi è conservata presso il Museo etnografico di Ferrara. I materiali e le tecniche di costruzione adottati sono quelli di allora. A questa struttura è affidata la memoria dei mulini sul Po: poggia in acqua su due scafi detti sandoni; una ruota a pale di legno è azionata dalla corrente del fiume e ad essa si collega una sola macina di granito. Per immergersi nella vita che un tempo si svolgeva negli ambienti del mulino è possibile visitare la camera da letto: una stanza buia e angusta all’interno dell’imbarcazione, che veniva impermeabilizzata con l’impiego, all’esterno, di uno strato di pece e all’interno, per chiudere gli interstizi tra gli assi, della canapa. Una farina dal sapore speciale La visita al museo prevede la dimostrazione pratica del funzionamento del mulino: quello che viene ancora oggi macinato è un grano speciale, il “Gentil Rosso”, che, assieme al “Mieti”, è stato uno dei padri dei grani moderni. l mulino è perfettamente funzionante e macina grano coltivato nel territorio con tecniche a basso impatto ambientale; la farina ottenuta è certificata con il marchio “Qc” (Qualità controllata della Regione Emilia-Romagna). Questo pane è molto diverso come profumo, sapore e valore nutritivo a quello che comunemente si trova sulle nostre tavole. Infatti, attraverso la tecnica tradizionale della macinatura del grano, si ottiene una farina che contiene anche la crusca ed il germe, parte altamente proteica della cariosside di frumento. L’itinerario continua con l’evocazione di scenari che non esistono più. Bisogna infatti pensare che un tempo il Po era un confine naturale fra Stato pontificio da una parte e Impero austro-ungarico dall’altra. «L’acqua del Po - scrive Riccardo Bacchelli - senza costare un baiocco, tanto rende quant’uno ne prende». Nette erano le differenze anche nelle diete dei popoli tra le due rive: nella parte veneta il nutrimento principale per la gente povera era la polenta di farina gialla di mais che, se non accompagnata con altri alimenti, induceva nella popolazione locale gravi problemi di pellagra; nella zona ferrarese, invece, grazie al consumo di questo pane, fatto con farine particolarmente proteiche, la pellagra non faceva paura. I problemi, però, erano dati dagli acquitrini e dalle zone paludose dove proliferava la zanzara anofele, vettore della malaria. A piedi, in bicicletta o in barca: le escursioni da non perdere Oggi i tempi sono cambiati ed il visitatore può ammirare il panorama suggestivo della destra del Po, in un connubio del tutto naturale tra cultura e prodotti del territorio. Nell’area del mulino è infatti presente un punto di ristoro, dove è possibile concludere la visita a tavola degustando pane ferrarese accompagnato dai piatti tipici locali ed uno spazio per la vendita di prodotti biologici e tipici ferraresi. Sono proposti itinerari a tema per conoscere meglio la Strada dei vini e dei sapori; il percorso letterario, itinerario ciclabile di circa sei chilometri attraverso i caratteristici luoghi “bacchelliani”; il parco del delta del Po, percorso fluviale lungo i rami del grande fiume fino al mare. Le occasioni per scoprire il Mulino del Po, la sua farina ed il pane prodotto sono molteplici: ricordiamo la “Festa dla Salama da tai”, che si svolge a maggio e giugno. E ancora, per capire come si viveva da queste parti, la “Sagra della Miseria”, tra metà agosto ed i primi di settembre, occasione ghiotta per assaggiare i cibi che un tempo aiutavano a combattere la pellagra: polenta e aringa, pasta e fagioli, pesce gatto e anguilla fritti, per citarne solo alcuni. Infine ogni mese, da maggio ad ottobre, si svolgono le “Domeniche in golena”.

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Prodotti DOP e IGP sul cammino

Grana Padano Dop

Grana Padano Dop

Il Grana Padano Dop è un formaggio semigrasso a pasta dura, ottenuto da latte di vacca e prodotto attraverso il coagulo con caglio di vitello e la fermentazione con batteri lattici. La maturazione naturale viene ...
effettuata conservando il prodotto in ambiente naturale con temperatura da 15 a 22°C. Di forma cilindrica e dal diametro che va da 35 a 45 cm, presenta un colore della pasta bianco o paglierino e un sapore fragrante. Dal 1996 si fregia del marchio Dop che garantisce lo standard di qualità in tutte le fasi di produzione: dal tipo di foraggio per le mucche alla lavorazione casearia, al confezionamento. Il marchio è tutelato dal Consorzio Tutela del Formaggio Grana Padano.

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Olio Colline di Romagna Dop

Olio Colline di Romagna Dop

Colline di Romagna, è la seconda Dop per l’ olio extra vergine di oliva della Romagna. Fino a poco tempo addietro, in Romagna l’olivicoltura rendeva poco, ma oggi è in crescita. L’olivo trova la sua ...
massima coltivazione nella provincia di Rimini, privilegiando il territorio collinare con riferimento geografico alle valli del Marecchia, del Marano e del Conca. Una discreta presenza si ha anche nelle prime colline dell’Appennino cesenate, nelle valli del Montone e del Bidente nel Forlivese. Le caratteristiche, in genere, di quest’olio, sono il colore giallo con riflessi verdognoli molto intensi. L’odore è fruttato tenue e il sapore è di media dolcezza, non eccessivamente corposo e molto apprezzabile.

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Olio di Brisighella Dop

Olio di Brisighella Dop

E’ il primo olio extra vergine di oliva commercializzato con l’etichetta Dop dell’Unione Europea, già dal marzo 1998. La zona di produzione, per lo più la vallata del Lamone, al confine con la Toscana, comprende ...
tutto o in parte il territorio dei comuni di Brisighella, Faenza, Riolo Terme, Casola Valsenio in provincia di Ravenna e Modigliana in quella di Forlì-Cesena. Le varietà più coltivate sono la cosiddetta nostrana di Brisighella, che predomina rappresentando oltre l’80% del totale, e la ghiacciola, con circa il 5%, entrambe autoctone. L’olio ottenuto è di grandissima qualità, fruttato, con percezione netta di erbe, di carciofo, corposo e deciso. Il Consorzio Olio D.O.P 'BRISIGHELLA' ha funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione relativi alla denominazione di origine protetta.

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Patata di Bologna Dop

Patata di Bologna Dop

La Dop Patata di Bologna identifica per aspetto fisico, componente chimica e organolettica tuberi di forma prevalentemente ovale - allungata, piuttosto regolare, con buccia liscia e polpa di colore variabile dal bianco al giallo paglierino. ...
E’ riconducibile alla tipologia coltivata a Bologna, cioè la varietà Primura. E’ idonea a molteplici utilizzi culinari come il fritto, la cottura a vapore e al forno.

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Salamini Italiani alla Cacciatora Dop

Salamini Italiani alla Cacciatora Dop

La tradizione di questo prodotto si lega all’area collinare lombarda, da cui si è allargata a parte dell’Italia. Il nome fa riferimento all’utilizzo, essendo facilmente trasportabili, da parte dei cacciatori durante le escursioni. I salamini ...
vengono prodotti con carni magre di suino; hanno un peso massimo di 500 grammi. Il colore è rosso rubino, con granelli di grasso uniformemente distribuiti, il gusto è dolce e delicato. La zona di produzione comprende diverse zone delle regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Abruzzo, Lazio e Molise.

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Asparago verde di Altedo Igp

Asparago verde di Altedo Igp

Altedo, cittadina di circa 4.500 abitanti a metà strada tra Bologna e Ferrara, è conosciuta come capitale mondiale dell’asparago verde: qui, infatti, iniziò nei primi anni Trenta la coltivazione intensiva di quest’ortaggio. L’asparago si sviluppa ...
in climi temperati con terreni sciolti, sabbiosi ed umidi. L`area geografica di produzione, compresa tra la via Emilia in provincia di Bologna, la costa adriatica e il Po in provincia di Ferrara, comprende il territorio di numerosi comuni di entrambe le province.

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Coppia ferrarese Igp

Coppia ferrarese Igp

È il pane ferrarese dalla classica forma della ‘coppia’ o ‘ciupèta’, costituita da una parte centrale o nodo dalla quale si dipartono i due nastrini o curnit. Tra i prodotti di vanto della gastronomia regionale ...
e nazionale, deve la sua unicità al sistema di lavorazione, al grado di umidità dell’aria, alla giusta temperatura di cottura e soprattutto alla qualità dell’acqua e delle materie prime utilizzate. L’Igp ha la sua zona di produzione nell’intera provincia di Ferrara ed è riservata al pane prodotto con farina di grano tenero di tipo ‘0’, acqua, strutto di puro suino, olio extravergine di oliva, lievito naturale, sale alimentare e malto. Non sono consentiti additivi chimici di alcun tipo.

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Cotechino di Modena Igp

Cotechino di Modena Igp

Il cotechino nacque, secondo la tradizione, durante l’assedio del 1551 a Mirandola (lo stesso assedio che diede i natali al suo parente stretto, lo zampone), quando gli abitanti assediati cominciarono a insaccare la carne di ...
maiale nella cotenna per conservarla più a lungo. Il cotechino, consumato tradizionalmente nei cenoni invernali, è fatto con un impasto di carne magra, grasso e cotenne in proporzione di circa 1/3 ciascuno. È insaccato in budello di suino, poi asciugato al fuoco di bracieri (non sempre) e dopo circa un mese di stagionatura è pronto. Il Cotechino di Modena può essere commercializzato, previo asciugamento, sia come prodotto fresco, da consumarsi dopo una prolungata cottura, o come prodotto cotto.

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Mortadella di Bologna Igp

Mortadella di Bologna Igp

La Mortadella, regina degli insaccati, vanta origini antichissime. La denominazione sembra derivare dal Mortarium romano, utensile utilizzato per schiacciare la carne di maiale. Nel 1300 la ricetta della mortadella venne comunque codificata dalla Corporazione dei ...
Salsamentari di Bologna, tutta fatta di carni suine selezionate, di misteriosi quanto segreti ‘condimenti’ e di sistemi di cottura elaboratissimi; una mortadella media oscilla tra i 30 e i 40 chilogrammi (il classico sigaro o siluro che trionfa da decenni nelle salumerie), ma in commercio ci sono anche mortadelle più piccole di 12-14 chilogrammi. Il budello, che accoglie l’impasto, può essere di vescica naturale o sintetico, non deve mancare la legatura a mano con le corde incrociate.

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Pesca e Nettarina di Romagna Igp

Pesca e Nettarina di Romagna Igp

Prodotto frutticolo fresco, ottenuto in varietà a polpa gialla e polpa bianca. Esso viene coltivato con tecniche tradizionali e rispettose dell’ambiente, attraverso disciplinari di produzione integrata. La Romagna è la culla della produzione di questi ...
i prodotti da cui ha preso origine la frutticoltura italiana. Le origini della peschicoltura risalgono al XIX secolo, quando nella provincia di Ravenna vennero predisposti degli impianti per la coltivazione di questo frutto. Le pesche comuni, con epidermide vellutata, e le pesche noci o nettarine, con buccia liscia o glabra, entrambe a polpa gialla oppure bianca, sono disponibili sul mercato dal 10 giugno fino al 20 settembre. Hanno un profumo intenso e caratteristico e qualità organolettiche uniche. La zona di produzione è costituita da un territorio che comprende le province di Ferrara, Bologna, Forlì, Rimini, Ravenna.

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Riso del Delta del Po Igp

Riso del Delta del Po Igp

E' coltivato in circa 950 ettari di terreno, tra i comuni di Rovigo, in Veneto, e di Ferrara, in Emilia Romagna. E’ stato fin dal 1400 una presenza costante nel paesaggio agrario del Delta del ...
Po, dove si impose come coltura di bonifica. Questa Igp, rilasciata nel 2009, presenta un chicco grande, cristallino, compatto, con un elevato tenore proteico e può essere bianco o integrale. Si caratterizza per l’elevata capacità di assorbimento, per una bassa perdita di amido e per la buona resistenza durante la cottura.

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Scalogno di Romagna Igp

Scalogno di Romagna Igp

Lo scalogno di Romagna Igp è un gustoso e aromatico bulbo, in grado di svolgere un ruolo unico e speciale in cucina. L’Igp designa esclusivamente il bulbo cipollino della specie “Allium Ascalonicum”, inconfondibile per la ...
a singolare forma a fiaschetto, la buccia coriacea e il colore. La zona tradizionale di produzione dello Scalogno comprende i comuni di Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme e Solarolo in provincia di Ravenna; Modigliana e Tredozio, in quella di Forlì-Cesena; Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Castel Guelfo di Bologna, Dozza, Fontanelice, Imola e Mordano nel bolognese.

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Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp

Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp

La denominazione Igp, riconosciuta per il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale, è riservata alle carni prodotte da bovini, maschi e femmine, di pura razza Chianina, Marchigiana e Romagnola, d’età compresa tra 12 e 24 mesi. I ...
vitelli devono essere allattati naturalmente dalle madri fino al momento dello svezzamento. L’allevamento previsto è esclusivamente a stabulazione libera o a posta fissa. La razza Romagnola, diffusa nelle province di Rimini, Forlì-Cesena, Bologna, Ravenna e Pesaro-Urbino, ha trovato crescente apprezzamento tra i consumatori per le caratteristiche organolettiche di qualità superiore della sua carne.

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Zampone di Modena Igp

Zampone di Modena Igp

Lo zampone affonda le sue origini nell’antica tradizione contadina, che, soprattutto in tempi di povertà, imponeva di utilizzare tutte le parti del maiale macellato. E’ un sapiente trito di cotenna e parti grasse del maiale ...
insaporito con aromi, ed insaccato nel caratteristico zampetto svuotato. Lo zampone si trova in commercio sia come prodotto fresco, previo asciugamento in stufa ad aria calda, sia come prodotto precotto, confezionato in contenitori ermetici e sottoposto a trattamento termico in autoclave a una temperatura minima di 115 °C. L’abbinamento classico dello zampone è con il contorno di purè, di lenticchie o di fagioloni, consumato tradizionalmente per le feste natalizie.

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Squacquerone di Romagna Dop

Squacquerone di Romagna Dop

Lo squacquerone è un formaggio fresco, prodotto nelle province di Forlì, Ravenna, Rimini, Imola, Ferrara e Bologna. E’ tra i più tipici formaggi di Romagna, ottenuto da latte intero vaccino pastorizzato con l'aggiunta di fermenti ...
lattici, sale e caglio. E’ caratterizzato da spiccata cremosità e spalmabilità, da pasta di colore bianco, madreperlaceo, senza crosta né buccia, da un sapore gradevole con una punta acidula. Viene usato come ingrediente per fare il ripieno dei cappelletti e si sposa magnificamente con la piadina.

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Agnello del Centro Italia Igp

Agnello del Centro Italia Igp

E’ l’agnello nato e allevato nel territorio dell’Italia centrale (in Abruzzo, sulle colline e montagne dell’Emilia Romagna, nel Lazio, Marche, Toscana e Umbria), ottenuto da una popolazione di ovini storicamente presente in questo areale, ad ...
attitudine indifferenziata, detta genericamente “appenninica” e dalla quale si sono generate le attuali razze locali che danno origine a un agnello da carne di ottima qualità. Generalmente il colore della carne è rosa chiaro o rosa e presenta una equilibrata copertura di grasso. Il colore è molto importante per il fatto che il consumatore tiene conto di questo parametro per valutare “ad occhio” la tenerezza e la freschezza del prodotto.

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Piadina romagnola Igp

Piadina romagnola Igp

La Piadina Romagnola o Piada Romagnola Igp è un prodotto a base di farina di grano tenero con aggiunta di acqua, grassi, sale e alcuni ingredienti opzionali. All’atto dell’immissione al consumo si presenta di color ...
bianco-avorio con macchie caratteristiche ambrate di varie dimensioni e tonalità sui due lati, e con sapore fragrante e odore caratteristico simile a quello del pane appena sfornato. E’ una protagonista indiscussa delle tavole di Romagna, simbolo di una tradizione contadina, che da pane “dei poveri” è divenuto prodotto di larghissimo consumo, gustata in compagnia di salumi, affettati, formaggi, salsiccia, verdure gratinate o erbette, senza disdegnare la farcitura dolce.

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Salama da sugo Igp

Salama da sugo Igp

La "Salama da sugo" è un prodotto composto da una miscela di carni suine aromatizzate e insaccate, tipico della provincia di Ferrara e profondamente radicato nel territorio come dimostrano le numerose fiere e manifestazioni ad ...
essa dedicate. Le particolari caratteristiche organolettiche derivano dall'utilizzo di vino e spezie nonché da una stagionatura condotta in specifiche condizioni ambientali. Le sue origini storiche si rintracciano nel periodo rinascimentale. È a quell'epoca infatti che risale la peculiare forma a melone con divisione a 6/8 spicchi.

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Cappellacci di zucca ferraresi Igp

Cappellacci di zucca ferraresi Igp

I Cappellacci di zucca ferraresi sono l’ultima Igp che è entrata a far parte del paniere dei prodotti tutelati e certificati dell’Emilia Romagna. I Cappellacci di zucca sono una pasta fresca ripiena, la cui ricetta ...
ta tradizionale prevede la preparazione della sfoglia con farina di grano tenero, duro e uova e un ripieno costituto da polpa di zucca gialla “violina”, con l’aggiunta di formaggio grattugiato, pangrattato, noce moscata e zucchero. La zona di produzione è rappresentata dall’intera provincia di Ferrara. Il Regolamento con cui è stata registrata la nuova Igp porta la data del 28 gennaio 2016.

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Pampapato di Ferrara (o Pampepato) Igp

Pampapato di Ferrara (o Pampepato) Igp

Il “Pampapato” (o “Pampepato”), le cui origini vengono fatte risalire all’epoca degli Estensi, veniva ritenuto un dolce ricco e degno di un papa, tanto da essere offerto in dono agli alti prelati dagli ecclesiastici e ...
dalla nobiltà ferrarese, i quali non a caso vollero modellarlo a forma di copricapo cardinalizio. Da quest’usanza, e dall’uso di spezie come ingredienti, sembra aver origine anche l’etimologia del dolce e la coesistenza delle due denominazioni. È un prodotto da forno ottenuto dalla lavorazione di farina, canditi, frutta secca, zucchero, cacao, spezie e ricoperto con cioccolato fondente extra. Oggi è il tipico dolce natalizio del capoluogo estense.

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